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30 Anni Discorso C.N.O.E.

Intervento dei Coordinatori Nazionali Esecutivi,  da “CO.M.U.” a  OR.S.A.

Macchinisti Unti Mestre 08 maggio 1987-2017

 

Relatore il C.N.O.E. Stefano Bocchi.

 

            Buongiorno a tutti i partecipanti alla Festa dei 30anni dalla nascita del CO.M.U.

 

Ci preme innanzitutto rendere merito a coloro che hanno permesso la realizzazione di questo evento e cioè a tutti i componenti del Coordinamento Regionale di Venezia, in particolar modo a  Ezio Ordigoni e ai Coordinatori Nazionali  Nino Malara, Luca Beccalli, Giorgio Pischedda, nonché a Marta Vallebella, Lisa Tanduo, Ciro Ricciardello  che hanno curato la parte grafica e comunicativa.

 

Un ringraziamento speciale va a tutti i padri fondatori  che si adoperarono con entusiasmo e vigore per far nascere questo sindacato e che oggi sono qui presenti dopo trent’anni, non solo per ricordare quei giorni gloriosi, ma per vivere in allegria una bella giornata  e  testimoniare  che quell’idea   è oggi più viva che mai,  con il CO.M.U. sempre in trincea, sempre sulla breccia, in difesa della categoria.

 

Nel momento in cui nasce l'industrialismo, la tecnologia e con essi la ferrovia,  nascono anche i Musi Neri, i Maestri, i Meccanici, prima sulle macchine a vapore annerite dal fumo del  carbone poi nelle polverose e rumorose cabine dei locomotori elettrici e oggi su moderni mezzi iper-tecnologici.

 

Con i Macchinisti si sono  mossi i primi passi del Sindacato in ferrovia quando si incontravano nei depositi, si confrontavano sul duro lavoro, dibattevano nelle sale sosta sulla normativa di lavoro e sulle condizioni salariali in un tempo in cui “quando chiedere riserva era sentita come un'onta”.

 

I macchinisti sono sempre stati protagonisti in prima persona, forse involontariamente, ma comunque protagonisti, di una storia che hanno dovuto cavalcare, fatta di guerre, nazionalizzazione, fascismo, liberalizzazione, sviluppo tecnologico  e trasformazioni liberiste di oggi .

 

In ognuno di questi momenti i Macchinisti sono stati al centro del turbine degli eventi, perché quando si è alla guida di un treno che corre a 100 o 300 Km/h non ci si può nascondere; la storia non la si può guardare dal finestrino, la si deve vivere tutta, lì davanti, in testa al treno che corre veloce accompagnando gli eventi.

 

I primi anni 80  segnano un confine,  una nascita, una resurrezione dopo anni di appiattimento e svilimento di un lavoro che “picchiava duro” sulla vita di chi lo svolgeva. In quegli anni la rivista storica “ In Marcia”  favorì la discussione, la denuncia, il confronto e soprattutto ricostruì un senso di appartenenza e unità che si era perso negli anni precedenti, con la categoria dispersa nei meandri del sindacato; quello grande quello “importante”, che utilizzava i macchinisti solo come  forza rivendicativa appiattendo le richieste della categoria.

 

Poi è successo qualcosa, forse perché doveva succedere, i poeti direbbero “per una complicata congiuntura astrale”, ma noi sappiamo che è successo perché nel laboratorio chimico della Nostra storia, si sono saputi combinare tutti gli elementi giusti affinché accadesse; motivi sociali, politici, sindacali, culturali, sono stati raccolti da alcuni uomini, che hanno alzato la testa e, fiutando l’aria,  hanno deciso che era il momento giusto. Non ne erano sicuri, ma sapevano che non c’era altra strada per non dover subire l'ennesima prevaricazione.

 

Fausto Pozzo, Ezio Ordigoni, Ezio Gallori, Aldo Murella, Fabio Protano, Giancarlo Falcone, Giulio Moretti, Pasquale Giammarco, Bruno Salustri, Savio Galvani, Raffaele Sbarra, Aldo Zanone, e altri che non ci sono più ma che sentiamo ancora oggi con noi, come Rocco Nappi- Luigi Diana.

 

Questi Macchinisti segnarono un punto singolare di rottura nella complicata storia del sindacalismo Italiano e posero le basi per un nuovo e diverso modo di fare sindacato recuperando e riproponendo valori che si erano sopiti, dispersi.

 

A questi uomini tutti i lavoratori devono gratitudine e riconoscenza.

 

La nascita del CO.M.U. colse di sorpresa tutti: sicuramente i dirigenti delle altre organizzazioni sindacali -che ritenevano il loro assetto di potere inattaccabile- sicuramente i dirigenti dell’allora Ente delle Ferrovie dello Stato, tutti impreparati ad uno scontro irrituale, nuovo nelle forme e nei contenuti; persino la politica dovette precipitosamente intervenire, per placare il clima di guerriglia che si era creato con gli scioperi del CO.M.U. e nel tentativo di riportare il movimento all’interno del confronto istituzionalizzato,  la politica concesse il formale riconoscimento al Coordinamento Nazionale Macchinisti Uniti.

 

Vennero avanzate delle banali richieste, e i Macchinisti si indignarono quando queste banali richieste di miglioramento vennero eluse o sprezzatamene rigettate:

·        L’elezione dei Rappresentanti d’impianto;

·        La contrattazione dei turni di lavoro che allora erano esclusivo appannaggio delle Segreterie Sindacali ( le RSU arrivarono 7 anni dopo!!);

·        Miglioramenti salariali che colmassero l’appiattimento al quale si era giunti con l’operato delle altre Organizzazioni Sindacali;

·        E ancora più banalmente piccoli accorgimenti logistici, che secondo certi salotti sindacali non hanno la dignità della Grande Piattaforma rivendicativa, ma Noi sappiamo che ci migliorano e ci alleviano la giornata o la nottata di lavoro.

 

All’ottusa cecità dell’allora gruppo dirigente aziendale e sindacale si rispose con le prime azioni di sciopero che dilagarono tra i lavoratori su tutto il territorio nazionale.

 

Al rifiuto di permettere libere elezioni tra i Macchinisti si rispose con l’elezione dei primi Organismi di Base. Tutti elettori, tutti eleggibili.

 

Al tentativo di dividerci con accuse strampalate di “Corporativismo” si rispose con il motto “UNITI SI VINCE” che è l’essenza del nostro essere.

 

Il CO.M.U. era effettivamente un sindacato accogliente ed inclusivo. Non importava a quale sindacato eri iscritto, tanto meno a quale partito o associazione. Il lavoro era -ed è ancora oggi- l’elemento collante, riconosciuto da tutti e i problemi del lavoro a tutti noti e da tutti condivisi. 

E tanto bastava!

 

Non era una protesta. Era un’autentica rivoluzione che riformava il sindacato consentendo ai lavoratori di esercitare la rappresentanza  direttamente attraverso i delegati,  da essi stessi eletti negli Organismi di Base.

Il confronto con la parte datoriale fu la prima richiesta,  insieme all’individuazione di chiare regole per la rappresentanza dei lavoratori, questi temi politici vennero con forza posti dal CO.M.U. nel dibattito sindacale.

 

La pianificazione degli innumerevoli scioperi fece occupare le prime pagine dei giornali. Gli scioperi di allora erano sottoposti a Codici di Autoregolamentazione che il CO.M.U. adottò rapidamente e proprio prima della legge del 1990 si propose l’effettuazione dei “servizi minimi” per consentire la mobilità di lavoratori e studenti.

 

Già da queste decisioni possiamo capire di che pasta fosse fatto il Gruppo di Macchinisti che guidava il CO.M.U..

Non cieco movimentismo, ma lunga visione politica che alternava momenti di lotta a proposte innovative e audaci e sapiente capacità di confronto con la controparte.

 

L’allora Governo Andreotti capì che aveva di fronte una nuova classe dirigente operaia, con la quale si sarebbe dovuto confrontare. Finalmente il 27 Aprile del 1990, durante uno sciopero, arrivò l’intesa con il Ministro Bernini che sanciva ufficialmente la nascita del CO.M.U. come soggetto sindacale rappresentativo.

A seguito, arrivò la sottoscrizione del CCNL 90/92 per la parte relativa al Personale di Macchina e un protocollo di Relazioni Industriali.

 

Gli anni che seguirono, fino ad arrivare ad oggi, sono stati di progressiva crescita e maturazione.

 

Una crescita che non è stata priva di momenti critici, com’è normale che sia in qualsiasi crescita, ma che non si è mai interrotta.  Perfino nei momenti di palese  crisi organizzativa -come quella che abbiamo attraversato recentemente- il movimento sindacale dei Macchinisti non ha mai smesso di ribollire e di “cercare”;  ed è questo lo spirito che costituisce l’essenza stessa del nostro fare sindacato.

 

Ma già dalla metà degli anni 90, nel momento di massimo sviluppo del CO.M.U., di fronte ad una pressione padronale sempre più forte e determinata a isolarci, si giunse alla convinzione che occorreva, dopo quasi 13 anni di esperienza categoriale, un salto organizzativo e politico importante. Il 1999 segna la nascita formale del Sindacato OR.S.A. costituito da 12 sindacati autonomi tra i quali i fondatori furono il CO.M.U. e la F.I.S.A.F.S. che ne costituirono l’asse portante. Per la prima volta si era svolta un’azione politica che univa il mondo sindacale.

 

Non fu facile e molti dei presenti, parteciparono sicuramente a quel congresso di Vico Equense che segnò il passaggio da CO.M.U. a OR.S.A. Macchinisti Uniti.

Ma anche indossando un nuovo vestito, l'attività sindacale dei Macchinisti Uniti non si interruppe mai.

Il cuore pulsante del CO.M.U. era più che mai vivo. I temi rivendicativi sulla sicurezza, sulla salute, su un’unica norma di riferimento contrattuale e sulla giusta retribuzione cambiarono carta intestata ma transitarono senza interruzione da CO.M.U. a OR.S.A. Macchinisti Uniti.

 

La fine degli anni ‘90 segnò anche la rapida e profonda trasformazione del mondo ferroviario: l’Europa traccia indirizzi e regole per uno sviluppo di trasporto ferroviario che non abbiamo mai condiviso, ma che non potevamo certo impedire.

 

All’interno dei confini nazionali l’Azienda di Stato si trasforma in una  moltitudine di società per azioni ed inizia la liberalizzazione del trasporto ferroviario, con la nascita di nuove Imprese Ferroviarie private.

 

In questo panorama la Nostra organizzazione sindacale è riuscita a resistere, ponendo al centro della sua azione la rivendicazione di modelli organizzativi che garantissero la sicurezza del trasporto e solo con l’adozione del Sistema di Controllo della Marcia del Treno, da noi voluto, l’azienda nazionale ha potuto modificare i moduli di equipaggio.

 

La lotta di Orsa Macchinisti Uniti contro il modello prevalente allora in Europa -un macchinista, un pedale, una radio- ha imposto l’adozione di un sistema tecnologico di controllo della marcia del treno, che oggi rappresenta il riferimento europeo nella sicurezza ferroviaria. Questa Vittoria è Nostra!!

Le decine di colleghi morti per incidente nei decenni antecedenti all’installazione dell’SCMT sono oggi un triste e lontano ricordo, quei Morti, sono i nostri Eroi.

 

Oggi  fare sindacato è forse più complesso e gravoso rispetto a tanti anni fa,  quando l’azienda con cui confrontarsi era una sola.

Sono presenti circa 35 imprese ferroviarie su tutto il territorio nazionale, con contratti differenti. L’ex azienda di stato trasformata in una multinazionale della mobilità, con una struttura societaria  costituita da una costellazione di aziende che applicano diversi contratti nazionali e aziendali; basti pensare a BusItalia o a TX Logistica ecc.

 

Il Coordinamento Macchinisti Uniti, nato come struttura sindacale professionale ed aziendale, nel tempo  ha contribuito a fondare un’Organizzazione di Ferrovieri che nel prossimo futuro  si dovrà confrontare con il comparto della Mobilità ed oggi  espande  la sua azione sempre di più in tutte le aziende del settore. Attualmente  siamo attivamente presenti in almeno 12 Imprese ferroviarie.

In Trenord, la seconda impresa di trasporto in Italia con oltre 4200 ferrovieri -con una stagione esaltante di ben 13 scioperi consecutivi-  il nostro sindacato, , grazie al contributo dei lavoratori,  è riuscito a ottenere importanti modifiche al contratto e in seguito a tale importante risultato, le recenti elezioni delle RSU/RLS hanno sancito che OR.S.A. e  Macchinisti Uniti sono risultati  il primo sindacato di questa impresa.

 

I valori della Nostra azione sindacale non cambiano, come abbiamo ribadito nell’ultimo congresso Nazionale di ORSA Macchinisti Uniti: difesa della salute, della sicurezza, dignità del lavoro e dell’essere umano, equa retribuzione, un’unica norma contrattuale e ad essi  sempre ci ispiriamo nell’affrontare le trattative su tutti i tavoli aziendali nell’attuale complicato panorama delle relazioni industriali.

Continueremo  sicuramente a porre l’attenzione sulla questione dell’accesso alla pensione del personale di Macchina, fortemente penalizzato dalle ultime riforme pensionistiche. Siamo stati all’avanguardia nel proporre soluzioni e studi, anche su questo delicato aspetto, che non riguarda solo coloro che da qui a qualche anno andranno in pensione, ma riguarda soprattutto le nuove generazioni di macchinisti. Vi è la necessità di recuperare uno strappo generazionale e riuscire a portare a casa nell’immediato soluzioni che permettano alla categoria di accedere al più presto possibile  alla pensione con un adeguato assegno pensionistico.

 

Rivediamo la comunicazione con i lavoratori per far sì che le nostre iniziative e i nostri risultati arrivino ai lavoratori, evitando cosi che altri soggetti se ne attribuiscano la paternità e il merito.

In questi giorni una nuova veste grafica del nostro sindacato sarà presente su tutti i territori, un nuova e più comunicativa presenza sui social e un nuovo sito internet ( www.orsamacchinistiuniti.it), sono oggi in campo.

 

Come accaduto per l’SCMT,  non ci  accontentiamo di un pedale tirato a lucido, con le nostre capacità ed idee siamo, infatti, impegnati in un percorso per la realizzazione di un sistema di controllo dell’attività del macchinista,  non invasivo e rispettoso delle norme europee sotto l’aspetto della sicurezza e del soccorso. Una volta realizzato, sarà all'avanguardia in tutta Europa, perché la tecnologia deve aiutare l’uomo, non affaticarlo o sostituirlo. Organizzeremo nei prossimi mesi un incontro pubblico, con le strutture tecniche delle maggiori imprese ferroviarie italiane, per fare il punto dell'evolversi di questa innovazione, non solo sotto il profilo squisitamente tecnico ma anche procedurale e normativo.

 

Abbiamo affrontato un rinnovo contrattuale, a tratti difficoltoso,  come uno degli innumerevoli passi avanti necessari per raggiungere i nostri obbiettivi che sono ancora distanti, dal vedersi pienamente raggiunti,  convinti che ogni contratto ed ogni accordo sia un tappa di un’azione sindacale che non deve interrompersi mai. Perché è il percorso che qualifica il sindacato!

 

Abbiamo scelto di rifiutare l’idea dell’ultimatum, della barricata fine a se stessa, della sconfitta glorificatrice; perché non siamo qui per la nostra gloria ma per conquistare un metro in più in un percorso iniziato 30 anni fa e che altri proseguiranno.

 

Sul tema della sicurezza e della salute è doveroso ricordare che i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza di questa Organizzazione hanno rappresentato l’avanguardia nell'applicazione del DLGS 626 e 81 e si sono sempre contraddistinti per particolare competenza e tenacia.

In alcuni casi si è però confusa l’azione sindacale con quella degli RLS, è compito di un’organizzazione sindacale quello di proporre e  ricercare soluzioni ai problemi, contrattandole. Il ruolo prezioso degli RLS é ben altro.  

 

I Macchinisti Uniti hanno anche vissuto momenti di difficoltà e lacerazione che non hanno favorito l'efficacia dell’azione sindacale. Ma i Macchinisti, si sa, sono  viaggiatori e non rinunciano facilmente a esplorare nuove linee e nuove stazioni. Auspichiamo di poter incontra dei nuovo questi viaggiatori per  continuare uniti il nostro lungo viaggio. 

 

Alcuni dei protagonisti di allora hanno scelto soluzioni organizzative differenti, ma ancora oggi nelle stazioni ci si incontra, se capita si discute, ci si confronta e si finisce per riconoscersi sempre -come oggi qui a Mestre- portatori e interpreti dei Valori e della Storia di un'esperienza che abbiamo avuto la fortuna ed il privilegio di vivere.

 

L’esperienza e la storia del CO.M.U.: oggi in OR.S.A.  Macchinisti Uniti

 

 

UNITI SI VINCE.

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