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28-07-2012 FIRMATI I CONTRATTI SI VA VERSO IL REFERENDUM

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FERROVIERI,  NO A QUESTI CONTRATTI

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Il 20 luglio sono stati firmati i contratti e son partite subito le informative per evidenziare le parti che più possono apparire positive agli occhi dei lavoratori tenendo in ombra, nel contempo, quelle particolarmente negative e che avranno un impatto sul lavoro non di poco conto: l’orario di lavoro e l’organizzazione del lavoro.

Particolare attenzione viene posta nell’evidenziare la parte economica che, proprio perché modesta, viene sostenuta ricorrendo a frasi del tipo “per fortuna che abbiamo firmato, nelle altre realtà licenziano”, “così salviamo il posto di lavoro”, e così via. Stranamente si dimentica di dire che il bilancio del gruppo FS è positivo da anni grazie alla produttività garantita dal lavoro quotidiano dei ferrovieri.

La realtà dei contenuti contrattuali è altra cosa e loro evitano di parlarne. Dopo i fumi dei pochi arretrati, opportunamente dilazionati nei prossimi mesi per distrarre i ferrovieri dai contenuti contrattuali e dai limitati aumenti, resteranno i problemi e le difficoltà di una profonda ristrutturazione che i lavoratori dovranno subire con l’applicazione del nuovo orario di lavoro, e pagare, se va bene, con tanta mobilità territoriale e professionale. Inoltre, tutti gli accordi sottoscritti in precedenza e contestati dai lavoratori (come quello di IVU che ha stravolto la vita dei ferrovieri mobili) vengono assorbiti dal contratto senza miglioramenti, anzi in alcuni casi sono stati peggiorati.

La situazione avrebbe preteso una ferma posizione del fronte sindacale a difesa dei livelli occupazionali e delle condizioni di lavoro, non concedendo aumenti di orario, deroghe e flessibilità  normative. Di tutto ciò non vi è traccia. I ferrovieri non sono fuori mercato come qualcuno vorrebbe far credere.

Gli esuberi che questo contratto produrrà, e ne produrrà tanti, si sommeranno agli attuali, dovuti alla riduzione del servizio ed ai futuri tagli, chiusura linee comprese, che le regioni si apprestano a fare con la scusa della mancanza di risorse. In tale contesto la modifica al sistema previdenziale, che costringerà in servizio migliaia di colleghi, peserà tantissimo.

Tutto questo i ferrovieri devono saperlo; a breve inizieranno a modificare il turni di lavoro e gli esuberi verranno subito a galla. Le conseguenze le pagheranno i lavoratori.

Ad un appesantimento dell’orario di lavoro (38 ore) e delle normative di lavoro senza precedenti, che incidono  anche sul lavoro notturno e sui riposi, fa da contraltare una parte economica davvero irrilevante considerato che si prevedono a regime 160 euro  per i sei anni contrattuali (2009/2014). Una cifra modesta che decreta irrimediabilmente un arretramento delle retribuzioni e la riduzione del potere d’acquisto dei salari dei ferrovieri. Persino gli arretrati sono inadeguati, i ferrovieri perdono mediamente almeno 1.250 euro, come ne perdono almeno 300 del premio di risultato  (2010, 2011). I ferrovieri hanno lavorato, non gli viene riconosciuto il salario dovuto e per questo l’azienda risparmia circa 150 milioni di euro. Ciò accade nonostante il bilancio 2011 si sia chiuso con un utile di 285 milioni (+100% rispetto anno precedente). In sostanza anche gli aumenti di alcune competenze variabili, effettivamente marginali, sono del tutto autofinanziati, come quelli di molti altri istituti, dagli sconti fatti sugli arretrati e sul premi di risultato.

pochi soldi, + ore lavorate, – riposo, – posti di lavoro e mobilità territoriale e professionale

Noi non parteciperemo al referendum organizzato dalle OOSS firmatarie  sul quale, considerate le esperienze passate, nutriamo ogni dubbio. Nel referendum sul contratto del 2003, organizzato dalle stesse organizzazioni, furono scrutinate un numero di schede superiori ai votanti per cui nessuna trasparenza possiamo attenderci, pertanto nessuna attendibilità possiamo conferire a questo referendum. Ciononostante invitiamo i colleghi che si recheranno a votare di ribadire il loro dissenso: NO a questi contratti.

Il PdM ha già svolto il proprio referendum, maggioritario, con un responso inequivocabile: 95% di NO!