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17-11-2012 Morire su di una Freccia...

 

http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/11/17/news/colpito_da_infarto_a_porta_susa_ma_il_frecciarossa_non_si_ferma-46814391/?ref=HREC1-3
Colpito da infarto a Porta Susa ma il Frecciarossa non si ferma

Un uomo di 56 anni che si era sentito male poco dopo la partenza del treno da Torino, viene fatto scendere solo a Rho e muore sull'ambulanza nel tragitto verso l'ospedale. I passeggeri polemici: "Avere un malore su un treno ad alta velocità significa perdere la vita"

di OTTAVIA GIUSTETTI

Quaranta minuti a bordo di un Frecciarossa per Roma, accanto a un passeggero con infarto in corso e con la sola dotazione di una valigetta di primo soccorso con garze e disinfettante. È la denuncia fatta da un gruppo di passeggeri che giovedì pomeriggio alle 16.37 sono saliti sul treno a Porta Nuova diretti a Milano e poco dopo la stazione di Porta Susa hanno assistito al malore di un uomo M. G. di 56 anni che dopo aver preso probabilmente il treno in corsa, poco dopo esser salito, ha iniziato a sentirsi male in preda a un arresto cardiaco. Avvertito il capotreno, avvertiti i medici che erano a bordo, nulla è stato possibile per salvarlo. La prima fermata disponibile per far intervenire l'ambulanza è stata quella di Rho Fiera. "È incredibile  dice un passeggero  significa che avere un malore su una linea alta velocità equivale a essere condannati a morire". "Se il treno avesse deviato per raggiungere la linea storica e fermare il treno a Novara  - risponde Trenitalia - avrebbe impiegato più tempo e il risultato sarebbe stato ancora peggiore". 

Secondo le testimonianze di chi ha viaggiato giovedì accanto all'uomo che poi è deceduto sull'ambulanza nel tragitto dalla stazione di Rho Fiera all'ospedale, M. G. si è sentito male immediatamente, appena dopo che il treno è partito. È caduto a terra sopra la valigia, non aveva ancora fatto in tempo a sedersi. Subito le persone che gli stavano vicino hanno chiesto se c'era un medico sul treno e due donne si sono avvicinate. Si trattava chiaramente di un infarto. "I medici hanno chiamato il capotreno chiedendo se a bordo era disponibile un defibrillatore - raccontano - il capotreno è arrivato con una valigetta di primo soccorso che conteneva qualche cerotto e del disinfettante, poco di più". Le persone si sono date da fare come hanno potuto, hanno aperto le borse dell'uomo in cerca di medicinali, i medici hanno tentato di rianimarlo senza defibrillatore. 

Alla fine, dopo circa quaranta minuti, il treno si è fermato alla stazione Rho Fiera, dove un'ambulanza aspettava sul binario. Altri medici sono saliti e per quasi un'ora ancora hanno tentaro un intervento in extremis. Poi hanno desistito e caricato M. G. sull'ambulanza dove, secondo i dati uffficiali, sarebbe poi effettivamente deceduto. Agli atti di Trenitalia risulta che la prima chiamata al capotreno risale alle 17.03 e che alle 17.22 il treno fosse già fermo in stazine. Non è previsto dal regolamento che sia presente un apparecchio defibrillatore a bordo.

(17 novembre 2012)


http://www.inmarcia.it/home/28-ultimora/568-soccorso-treni-infarto-salute-viaggio-frecciarossa

40 MINUTI DI ATTESA. LA SALUTE DEI VIAGGIATORI AFFIDATA ALLA BUONA SORTE.
I nostri RLS, inascoltati, hanno denunciato ripetutamente il problema.

Roma, 17 novembre 2012 - Non esiste alcuna regola di pronto soccorso e la tutela della salute dei viaggiatori in caso di malore o infortunio quando sono sui treni: questa è la semplice verità, tornata tragicamente alla luce con la morte per infarto di un viaggiatore del treno Frecciarossa Torino-Milano. E' accaduto a G.M. di 56 anni, morto giovedì scorso nella stazione di Rho, in attesa dei soccorsi. Il fatto è stato denunciato da un gruppo di viaggiatori i quali hanno assistito inermi, per quaranta lunghi minuti, all'agonia dello sfortunato compagno di viaggio. Come tutti sappiamo, la tempestivitò d'intervento con personale sanitario 'qualificato' è determinante. Invece, quando si sale su un treno il pronto soccorso e l'assistenza sanitaria sia per i viaggiatori che per il personale diventa una sorta di'ruota della fortuna' ovvero è affidata al caso. Infatti non esistono norme specifiche ma solo protocolli 'molto teorici' di collaborazione tra il 118 e le FS, elaborati solo per consentire la riduzione dell'equipaggio ad un solo macchinista, che però si rivelano puntualmente inefficaci quando ci si trova di fronte a casi reali. Non possiamo prevedere cosa sarebbe accaduto con un soccorso più immediato ma riteniamo che per questa persona, come per tutti gli altri viaggiatori ed anche per noi stessi, si debba organizzare un sistema di assistenza migliore e più efficace. Le poche e inadeguate regole esistenti prevedono, al limite del ridicolo, che a bordo su ciascun treno, ci sia esclusivamente un 'pacchetto di medicazione' con cerotti e disinfettante a disposizone del personale. E' paradossale che proprio in presenza di una situazione in cui la distanza dai centri abitati e le difficoltà di intervento dei normali mezzi stradali, in galleria, in montagna o su un viadotto, è causa oggettiva di ritardo nell'intervento del Servizio Sanitario Nazionale, non siamo imposte per legge norme di tutela più severe. Pensiamo inoltre a cosa accadrebbe se l'infortunato fosse l'unico macchinista presente a bordo in una situazione in cui il treno resterebbe immobilizzato ad attendere, in un luogo qualsiasi della rete l'arrivo dei soccorsi, magari impervio e lontano dai centri abitati o da vie di comunicazione. E' da ritenere uno 'scandalo all'italiana' che su nessun treno, neanche quelli con dotazioni tecnologiche d'avanguardia e di lusso, televisioni, internet, cinema, ristorante, ecc. vi sia a bordo una vera cassetta di pronto soccorso, un defibrillatore, farmaci salvavita da mettere a disposizione di eventuali medici presenti a bordo e personale adeguatamente formato al primo soccorso, almeno come quello della generalità delle altre imprese. I nostri RLS, hanno ripetutamente denunciato queste lacune ma i tecnocrati del ministero dei trasporti, col colpevole silenzio dei loro responsabili politici, nel 2010, in occasione dell'approvazione del decreto specifico per il pronto soccorso sui treni hanno privilegiato le esigenze economiche ed organizzative delle imprese ferroviarie ed ignorato completamente il problema del soccorso ai viaggiatori che resta affidato alla 'buona sorte'. Se ci avessero ascoltato prima forse alcune di queste morti potevano essere evitate.