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2019-02-15 Richiesta dei Documenti di Valutazione del Rischio

La scrivente Organizzazione Sindacale, da sempre attenta alle tematiche che interessano la sicurezza del lavoro e dei lavoratori, con la presente Vi riassume le molteplici istanze che palesa il personale impiegato nelle aziende di trasporto che praticano attività ferroviarie.

 

Nel merito, le lamentele dei lavoratori si concentrano particolarmente rispetto al costante allungamento dell'orario di lavoro giornaliero, turni sempre più pesanti e riposi giornalieri e settimanali sempre più ridotti.

Problematiche che abbiamo sempre affrontato nei percorsi relazionali nelle Imprese dove intratteniamo relazioni industriali o, invece, rappresentato attraverso missive, in quelle Imprese con le quali non riusciamo ad ottenere un dialogo sindacale; nonostante l’indice di rappresentatività posseduto dalla scrivente.

Purtroppo i diversi percorsi relazionali aziendali fin qui intrapresi hanno palesato la scarsa attenzione imprenditoriale rispetto ai potenziali danni per la salute dei lavoratori, a causa di un’organizzazione del lavoro non curante della necessità di favorire un adeguato riposo, una giusta nutrizione e dei nastri lavorativi sostenibili rispetto alla gravosità dell’attività lavorativa praticata. Infatti durante le trattative con le Imprese la contrapposizione rispetto alle richieste di miglioramento delle condizioni di lavoro viene puntualmente derubricata dalla parte datoriale ad un’insostenibile aumento del costo del lavoro. Viceversa invece il sindacato viene sottoposto al ricatto sociale della salvaguardia dei posti di lavoro attraverso il peggioramento delle condizioni di lavoro.

In questo contesto abbiamo ritenuto che vi fosse la necessita di un confronto costruttivo tra le rappresentanze delle imprese, la comunità scientifica, quella giuridica e il legislatore - al fine di valutare l’impatto dei turni di lavoro (aciclici, rotativi, h.18, h. 24), sulla salute dei lavoratori, valutando anche il rischio dello scadimento delle idonee condizioni di sicurezza dell’esercizio ferroviario, dovuto all’impiego di personale stanco per via di un non adeguato recupero psicofisico.

La Costituzione italiana riconosce il diritto alla salute definendolo un diritto fondamentale dell’individuo. Così recita il I° comma dell’art. 32, ad esso interamente dedicato “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il diritto che la Costituzione riconosce a tutti gli individui è la condizione di benessere psico-fisico, intesa in senso ampio con cui s’identifica il bene “salute” che si traduce nella tutela costituzionale dell’integrità psico-fisica e del diritto del lavoratore a prestare la sua opera in un ambiente salubre.

Il diritto alla salute, come diritto sociale fondamentale, viene tutelato anche dall’art. 2 Cost. (“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”); essendo, connesso al valore della dignità umana rientra nella previsione dell’art 3 Cost. (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”).

Si può individuare un “nucleo essenziale” e costituzionalmente rilevante del diritto alla salute, sia fisica che psichica, che comprende gli aspetti di cui non si può, in nessun caso, essere privati.

In questi ultimi anni sono state attuate politiche di liberalizzazione del trasporto ferroviario che, negli intenti legislativi, hanno tentano di migliorare la qualità del trasporto ferroviario superando il monopolio e aprendo al libero mercato sia il servizio merci sia il viaggiatori.

Tale fenomeno è avvenuto in assenza di elementi regolatori sia sotto il profilo contrattuale, a discapito del personale impiegato e, a nostro parere, anche sotto il profilo regolamentare, a discapito della sicurezza dell’esercizio ferroviario. Il mancato recepimento legislativo in Italia delle raccomandazioni europee contenute nel regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2007, relativo ai servizi pubblici di trasporto di passeggeri su strada e per ferrovia, laddove si raccomanda: “Per garantire condizioni di concorrenza trasparenti e comparabili tra operatori ed evitare il rischio di dumping sociale, le autorità competenti dovrebbero poter imporre specifici standard sociali e di qualità del servizio.”, ha provocato nel sistema ferroviario italiano una dissennata ricerca datoriale nell’applicazione di contratti che permettessero un sempre più esasperato abbattimento del costo del lavoro e un sempre più elevato recupero di produttività, ignorando i dettami costituzionali in materia di salute e dignità dei lavoratori e della sicurezza del trasporto ferroviario.

Si sono così attuate, in tutte le imprese di trasporto ferroviario, organizzazioni del lavoro che applicano addirittura contratti collettivi appartenenti a diversi settori merceologici. Tale circostanza oggettivamente contribuisce alla mancata effettuazione di una puntuale analisi dei rischi ai sensi di quanto invece previsto dal D.Lgs 81/2008, perché le attività contenute e regolate nel contratto applicato sono correlate alle specificità di altri comparti produttivi del Paese. Di fatto, quindi, in molte Imprese Ferroviarie o non si effettua la valutazione dei rischi o la stessa non prende in esame i turni di lavoro del personale.

Il legislatore, sin dal lontano 2008, analizzando le più svariate organizzazioni del lavoro adottate, dovendo garantire la libertà datoriale sulla organizzazione del lavoro e non potendo quindi intervenire nel merito, ha inteso arginare le possibili aberrazioni della libertà datoriale sulla organizzazione del lavoro legiferando a tutela della salute e dignità dei lavoratori con il Testo Unico (Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro D.Lgs. 81/2008).

Va inoltre condiviso quanto dimostrato dalla letteratura medico/scientifica, la quale riferisce che svolgere un lavoro notturno, a turni o aciclico è “pericoloso” per la salute dei lavoratori, in quanto aumenta il rischio di diabete, malattie cardiovascolari, obesità, infarti e patologie oncologiche, e che in riferimento a queste ultime, le ricerche confermano che il problema potrebbe dipendere dall’incapacità dell’organismo di riparare i danni al D.N.A. che si sviluppano nella normale attività cellulare.

Tali meccanismi di riparazione, normalmente fisiologici, vengono compromessi nei lavoratori turnisti per via dell’inadeguata sintesi dell’ormone della melatonina, che ha appunto la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia.

Il Legislatore con il D.Lgs. 81/2008 ha introdotto strumenti di contemperamento (obbligatori) in materia di valutazioni e verifiche; tutto ciò al fine di scongiurare l’utilizzo esasperato di turni e organizzazioni del lavoro funzionali, limitando la possibilità che il datore di lavoro potesse fare utili per poi scaricare i costi sanitari di un superlavoro sulla collettività. Tali costi derivano appunto dalle patologie scaturenti da organizzazioni del lavoro che negli anni hanno ignorato i richiami scientifici sul rispetto dei riposi, dei cicli circadiani, di età e di genere.

Nonostante la legge in vigore, i datori di Lavoro continuano a disattendere ampiamente i contenuti, dichiarando che l’organizzazione posta in essere è rispettosa delle norme contenute nei contratti previsti nelle diverse imprese e che i D.V.R. (Documento di Valutazione dei Rischi) sono elaborati sulla base di questionari INAIL.

Tuttavia, non viene ancora riconosciuto che queste valutazioni nulla hanno a che vedere con la reale organizzazione del lavoro ferroviario su “turni”, all’incidenza che gli stessi determinano sui cicli circadiani, anche in relazione all’età e al genere dei lavoratori coinvolti.

Per tutti i sopra citati motivi, questa Organizzazione sindacale, come già sopra descritto, ha ritenuto interpellare degli esperti in materia ed ha organizzato un convegno Nazionale sul tema: “Lavoro e Salute dei Turnisti” che si è svolto il 23 novembre 2018 presso il centro Congressi Cavour di Roma. Iniziativa che ha riscosso notevole interesse e alla quale hanno partecipato illustri esponenti del Governo: presidenti delle Commissioni Senatoriali di Lavoro, Trasporto e Sanità, e rappresentanti di associazioni datoriali (Confetra).

Il convegno ha analizzato i rischi a cui viene sottoposto un lavoratore che svolge lavorazioni su turni e evidenziando i danni che questi subisce quando lo stesso non riesce ad effettuare il necessario recupero psicofisico.

Le cause principali di questo mancato recupero sono ascrivibili alla programmazione di inadeguati riposi giornalieri/settimanali e alla previsione di pause teoricamente dedicate alla refezione che, oltre ad essere caratterizzate dalla loro collocazione in tempi spesso ristretti (sempre ché previsti), vengono programmate in orari ed in esercizi inadeguati ad un’effettiva fruizione del pasto.

Dal citato convegno è emerso con chiarezza che l'uomo è un mammifero orientato alla vigilanza nelle ore diurne. Quando i fattori sociali lo costringono a non rispettare il suo regolare ciclo circadiano, questo fa venire meno le condizioni per il suo recupero psicofisico che mette, inevitabilmente, a rischio la sua salute, provocando danni di breve e lungo termine come quelli già evidenziati nella presente, che qui di seguito vi sintetizziamo:

• le alterazioni del ciclo sonno veglia hanno degli effetti negativi di lungo periodo sull’organismo dei lavoratori, come un maggior rischio di malattie cardiovascolari e oncologiche, che aumenta in modo proporzionale al numero di anni spesi adottando ritmi sfasati;

• alterare il ritmo circadiano riduce i livelli di melatonina secreti dall’organismo, la cui funzione oncoprotettrice è confermata da decenni di studi sull’uomo e sull’animale; la melatonina è un antiossidante che contrasta quei fenomeni di danneggiamento del DNA che possono portare allo sviluppo dei tumori;

• difficoltà a mantenere alta la concentrazione e la vigilanza lavorando su turni che non prevedono ore di riposo ben calibrate rispetto al ciclo circadiano, all'età e al genere per evitare quell'inevitabile innalzamento del rischio errori che può provocare danni a se stessi ad altri o a cose.

Nel dibattito con la comunità scientifica è emersa, dunque, la necessità di apportare alcune mitigazioni alle turnazioni, che concettualmente prendono in esame quanto sia la costrizione che il fisico umano deve subire nel rimanere sveglio durante le ore in cui l'orologio biologico umano ne comanda invece il sonno, ne derivano quindi alcune raccomandazioni che prevedono: sulla base di quanto più o meno sia elevato l’impegno lavorativo durante le ore notturne, deve corrispondere un adeguato riposo che permetta al lavoratore d’interrompere il sonno, solo dopo aver goduto di un pieno periodo notturno, e solo successivamente riprendere una prestazione lavorativa o anche quando per esigenze di servizio il personale non riposi nella propria dimora ma usufruisca del riposo fuori dalla propria residenza, in questo caso la qualità del sonno è inferiore a quella goduta nella propria dimora e quindi deve essere compensata da una ripresa del servizio, dopo aver goduto di un sonno pieno nel periodo notturno presso la propria residenza. Inoltre la costruzione dei turni deve avvenire in senso orario, prevedendo che quello successivo debba iniziare sempre dopo l’ora di inizio di quello precedente e che il riposo settimanale debba avere una cadenza temporale stabile e certa.

Per tutelare adeguatamente la salute del personale, indubbiamente cosi come stabilito dal D.Lgs. 81/2008, il primo passo è l’individuazione delle lavorazioni e delle cause che arrecano danno alla salute, con un’attenta valutazione dei rischi, al fine di avviare un percorso virtuoso di confronto è quindi necessario poter esaminare il D.V.R. redatto per il personale delle Vostre Imprese Ferroviarie, sulla base dalla legge n. 300 all'art. 9 (- Tutela della salute e dell’integrità fisica - “ I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.”), pertanto in qualità di sindacato maggiormente rappresentativo nel comparto ferroviario, siamo a richiede a tutti i Datori di Lavoro delle Imprese in indirizzo, di fornirci copia del Vostro D.V.R. e la documentazione medica che certifichi la mancanza dei rischi sopra evidenziati nei turni di lavoro elaborati per i dipendenti sottoposti a turnazioni cosiddette acicliche, in seconda, in terza e mattino/notte, nonché dei dipendenti che svolgono turni di reperibilità ad di fuori dell’orario di lavoro.

Riteniamo infine che le tematiche affrontate con la presente necessitino di un adeguato confronto in occasione delle prossime fasi di contrattazione aziendali e contrattuali.

Per quanto sopra riferito, vi informiamo che gli atti del convegno sono reperibili sul sito di ORSA Ferrovie al seguente link “http://www.sindacatoorsa.it/orsa_ferrovie”. Pertanto vi comunichiamo che da oggi riterremo, Voi datori di lavoro delle IF in indirizzo, persona a conoscenza dei rischi sopra descritti, con le relative responsabilità a voi ascrivibili.