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20-11-2012 Risposta di un Collega CapoTreno a M. Poggio, Sindacalista FiltCgil


Pubblichiamo la risposta di un Collega CapoTreno alle dichiarazioni del Sindacalista Mauro Poggio (FiltCgil) sul tragico episodio avvenuto giovedì 15 novembre 2012 sul FrecciaRossa Torino - Milano.


Egregio Signor Mauro Poggio, ho letto la Sua dichiarazione al quotidiano La Repubblica del 18/11/2012; presumo che quello pubblicato sia solo uno stralcio di un pensiero più articolato e cioè, che come spesso capita, l’intervistatore abbia fatto una sintesi di un ragionamento più complesso.

Le sarà senz’altro noto che in caso di malore del macchinista il capotreno non può fare altro che cercare un medico a bordo treno ed avvisare la sala operativa per organizzare i soccorsi; oltremodo Le sarà noto che esistono tratti di linea ferroviaria irraggiungibili da qualsivoglia soccorso. Proprio in un territorio a Lei ben noto (galleria di Valenza) la simulazione del soccorso al macchinista ha portato a dati sconcertanti: Personale di Condotta soccorso in 40 minuti, tragicamente lo stesso tempo intercorso nell’evento descritto dall’articolo di La Repubblica.

Certo il treno sarà fermo e come si dice “TRENO FERMO NON FA DANNO”, ma del macchinista cosa facciamo? Lo sacrifichiamo sull’altare del profitto? Il macchinista, vittima di un malore, non avrebbe neanche la possibilità, oltre che l’opportunità, di provare a venire soccorso, prova che non sempre è destinata al successo, come è capitato purtroppo al viaggiatore oggetto dell’articolo e, come ha descritto, nel caso della presenza di un secondo macchinista.

Mi sembra però che, visto il ruolo che riveste, sia Suo compito focalizzare l’attenzione sulle problematiche dei lavoratori, sulla tutela della loro salute e sul diritto fondamentale ed inalienabile di ricevere un soccorso adeguato ed il più tempestivo possibile. Sono certo che non avrà dimenticato, e sarà sempre presente nella Sua mente, che la posizione che ricopre è privilegiata rispetto a chi conduce i treni e non vorrei essere retorico nel ricordarLe gli enormi disagi che giornalmente vive questa categoria di lavoratori, disagi che per Lei saranno senz’altro attenuati dal fatto di non puntare la sveglia ad orari improbabili, di non dormire fuori residenza, di non essere costretto ad ingoiare il cibo in mezz’ora, al lordo del percorso per raggiungere la mensa.

Se errando è così come pare, sarebbe il tempo che Lei tornasse a condurre nuovamente un treno. Sarei ben lieto di accoglierla e chiamarla “MAESTRO”, portarLe le prescrizioni e, chissà, offrirLe un caffè.

Se invece è fallace che Lei sia un macchinista, La prego si astenga dal sottoporsi ad interviste e porga il microfono a chi di queste problematiche ne ha fatto lo scopo della vita e si dedichi ad attività a Lei più confacenti.

Cordialmente La saluto.

Antonio Onnis
CapoTreno c/o IPB Regionale TO PN

                                                                                          

L’intervista
Poggio (Filt-Cgil): l’episodio non è spia di un problema di sicurezza.

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DEFIBRILLATORI, macchinista unico e sicurezza sui treni: per Mauro Poggio, sindacalista della FiltCgil «l' inchiesta della magistratura sul caso del malore sul Frecciarossa sicuramente chiarirà se in quella circostanza è stato fatto tutto il possibile per salvare il passeggero - spiega - Tuttavia non si deve pensare che quello che è accaduto sia la spia di un problema di sicurezza sulle ferrovie».


Cosa pensa del fatto che a bordo non ci fosse il defibrillatore?
«Non c' è su alcun treno, quindi non ci sono state mancanze. E non sta a me dire se servirebbe introdurlo. In ogni caso non è uno strumento che chiunque possa manovrare: averlo senza che nessuno lo sappia usare è come non averlo».


La legge del 2001 introduce la possibilità di usare i defibrillatori fuori dagli ospedali anche da parte di chi non è medico, purché abbia fatto un corso. Cosa ne pensa?
«Con tutti i compiti che hanno i ferrovieri, mi sembra assurdo che si debbano anche sobbarcare quello di fare un corso specifico».


Ma se ad avere un malore fosse stato il macchinista? E se fosse stato un treno con macchinista unico?
«I passeggeri non corrono alcun rischio perché ci sono sistemi di sicurezza automatici che intervengono se il macchinista non risponde ai segnali. E comunque se fosse anche da solo, c' è sempre almeno un capotreno che può intervenire per soccorrerlo: purtroppo è già accaduto che, in un convoglio con due macchinisti, uno sia morto e il collega che era di fianco non abbia potuto fare nulla per aiutarlo».
(f.cr.)