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Un sincero ringraziamento a 
Beppe per la composizione e la scelta degli articoli.

 

1861 – 2011

150 Anni di storia d'Italia

Ferrovie dello Stato:

da sempre uniamo l’Italia …

fino ad ora!

http://www.fsitaliane.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=2f153cd0d44be210VgnVCM1000008916f90aRCRD

 

  

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/11/lunit-ditalia-non-viaggia-in-treno/

Soppressi i principali collegamenti ferroviari tra Sud e il Nord del Paese

La situazione più difficile in Sicilia, dove rimangono solo 10 treni per la terraferma: metà partono da Palermo, gli altri da Siracusa. Il resto dell'isola è tagliata fuori. In tutta Italia, a rischio 665 lavoratori

Il fiasco di vino e le arance in tasca assieme al russare collettivo nelle fetide cuccette rimarranno lo sbiadito ricordo di un’emigrazione senza speranza alla quale si sono aggrappate milioni di persone per cinquant’anni. Da oggi Trenitalia sbatte la porta in faccia a quelli che considera italiani (anche turisti) di serie ‘B’ mettendo in atto una sorta di federalismo delle rotaie e chi si è visto si è visto. Chi vorrà andare dalla Sicilia fino in “Continente” dovrà fare a meno di quei treni a lunga percorrenza dai nomi ridondanti – il Treno del sole (Palermo-Torino), la Freccia della laguna (Siracusa-Venezia) o il Treno dell’Etna (Catania-Milano) – che per decenni si sono arrampicati fra cielo e mare risalendo lo Stivale con una lentezza esasperante e accumulando ritardi da terzo mondo ma giungendo in qualche modo a destinazione.

Un simbolo non soltanto dell’emigrazione ma anche dell’unione. Tutti questi treni sono soppressi e chi deve partire per Milano, Torino o Poggibonsi verrà scaricato dalle ferrovie a Roma e da qui si dovrà cercare una (fortuita) coincidenza. Per il percorso inverso la tappa intermedia obbligata sarà invece Bologna. Peggio ancora per chi viene dal Sud più retrivo della Trinacria dove il federalismo delle rotaie si restringe fino a diventare un binario morto. Nel 2005 erano 56 i treni circolanti da Nord a Sud e viceversa, ridotti poi a 26 e da oggi ne rimarranno 10. Con un particolare non trascurabile: le partenze saranno possibili solamente da due città dell’isola, cinque da Palermo e cinque da Siracusa, naturalmente con destinazione ultima Roma. Dunque, tanto per fare un esempio, venendo soppresso l’Agrigento-Roma e viceversa, sia gli abitanti che i turisti che a ciclo continuo vengono da mezzo mondo nella città dei Templi dovranno viaggiare in aereo, col pullman o andarsene a ciondolare a piedi.

Tanto il business non si fa andando (tornando) al Sud e soltanto negli ultimi 3 anni – almeno così dice Trenitalia – sui treni notte c’è stato un calo del 25 per cento dei passeggeri. Non è d’accordo con questi numeri Franco Spanò, segretario generale Filt Ggil, che oltre a dichiarare che così: “Viene negato ai siciliani il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale”, dice: “Che il numero dei passeggeri sui treni notte dalla Sicilia fosse basso è una falsità. Anzi, da un anno e mezzo Trenitalia porta avanti una politica di disincentivazione, ostacolando le prenotazioni e preferendo far viaggiare i vagoni vuoti per poi usare questo argomento a sostegno delle sue irresponsabili scelte”. Già. L’amministratore delegato Moretti guarda altrove e pensa a come far viaggiare i passeggeri a 300 chilometri all’ora col Frecciarossa sulla tratta dalle uova d’oro Roma-Milano, coccolati da luci soffuse e da steward e hostess in divisa che nei nuovi “vagoni del silenzio” faranno rispettare le regole: suonerie e cellulari banditi, avvisi con altoparlanti ridotti al minimo (partenza e arrivo) e divieto di parlare a voce alta.

A gridare ci penseranno i tanti lavoratori (non soltanto siciliani) licenziati in tronco. Secondo Fit Cisl saranno 82 (665 in tutta Italia) i lavoratori licenziati in Sicilia. Anche per questo “lo sciopero nella regione ha una valenza in più – come spiega Mimmo Perrone, segretario regionale Fit Cisl Ferrovie, che ha indetto la protesta dalle 21 del 15 dicembre alle 21 del 16 dicembre – e ricordiamo alle istituzioni e al mondo della politica, finora assente, che mentre a Roma s’inaugura una stazione ferroviaria ad alta velocità, nell’isola continuiamo ad assistere a tagli ai treni a lunga percorrenza e ai posti di lavoro come quelli che scatteranno domenica 11 dicembre”. Ma per fortuna prima o poi si farà il Ponte sullo Stretto, per collegare al meglio il mitico corridoio 1 Berlino-Palermo del quale si è discusso a Bruxelles giusto qualche settimana addietro, in un tavolo tecnico chiesto dalla Regione Siciliana e attorno al quale si sono seduti in tanti, anche le nostre Ferrovie.


da Il Fatto Quotidiano dell’11 dicembre 2011

 

http://www.primadanoi.it/modules/articolo/article.php?storyid=10593&com_id=14957&com_rootid=14957

Odissea treni. E’ subito caos e proteste nella notte a Pescara. Pendolari sui binari

PESCARA. E’ stata una notte d’inferno alla stazione ferroviaria di Pescara.

Un treno notturno (uno dei pochi superstiti tra quelli soppressi da Trenitalia) proveniente da Foggia ha fatto scalo straordinario a Pescara. A bordo i viaggiatori infuriati inveivano
contro capotreno e controllori. I pendolari si sono rifiutati di pagare una multa di 50 euro per aver fatto il biglietto a bordo. Il calvario inizia a Foggia, ore 00.40, dove ogni notte lavoratori di ogni tipo (insegnanti, avvocati, manovali e muratori) aspettano assonnati l’arrivo del treno che li porterà a destinazione, cinque ore  più a Nord in fabbrica, a scuola o nei cantieri. Una tratta frequentata da anni con i soliti disagi (qualche vagone sovraffollato, passeggeri stipati sulle carrozze) che con il tempo diventano routine e ci si fa l’abitudine tra la rassegnazione. Le macchinette obliteratrici non funzionano (non è una novità) ma questo non scalfisce i pendolari; «tanto», pensano, «ci faranno fare i biglietti sul treno come sempre. Costo base, senza multa perché è colpa delle Ferrovie che non controllano e non fanno manutenzione alle macchinette. Lo hanno fatto fino a ieri».

E invece no, qualcosa è cambiato e a raccontarlo sono un gruppo di pendolari che si sono rivolti a PrimaDaNoi.it. Il treno viaggia sul binario con la flemma di sempre ma una volta fermatosi ecco la doccia fredda. «Se volete prendere il treno», dice il controllore, «dovete pagare il biglietto integrale più 50 euro per la vostra sicurezza». La gente non ci sta. «Come è possibile», si chiede Giovanni, insegnante a Bologna che ha già pagato 50 euro di taxi per raggiungere la stazione di Foggia (e pensare che c’ è chi arriva da Potenza, Cerignola, Bari).

«Il treno è sovraccarico. Se volete prendere questo dovete pagare altrimenti il prossimo che vi assicuriamo sarà vuoto». Il clima si fa incandescente. C’è chi sborsa 50 euro più le 35 del prezzo base e chi fa pugno di ferro. «Tanto», dice Giovanni, «se il prossimo è vuoto e devo pagare solo il biglietto base mi conviene». Così 30 persone attendono il successivo convoglio. Le lancette dell’orologio scandiscono i minuti. E’l’1.15 finalmente le porte del  treno 751 si aprono.

Stessa storia, anche qui bisogna pagare 50 euro. La gente è sgomenta e si impunta, si appella al buon cuore dei controllori. «Disposizioni dall’alto, da Bari», dice il personale, «dovete pagare. Non possiamo rimetterci noi 50 euro per voi». Stavolta il treno parte con un popolo della notte pronto alla guerra. Il capotreno decide un cambio di rotta. Si fermerà a Pescara dove, la Polfer li farà ragionare. Ma si sa, ore di viaggio, l’ansia di non arrivare al lavoro, il sonno e la rabbia fanno brutti scherzi. I passeggeri invadono la stazione sono le 3.05. La Polfer viene allertata. Ci sono minuti di panico. Alcuni minacciano di piantarsi davanti ai binari e di non far partire il treno. Una signora annaspa e grida di rivolgersi all’Adiconsum.

«Siamo persone che da anni percorrono questa tratta», dice un muratore con la divisa da lavoro ed un martelletto che sporge dalla casacca. Gente costretta a macinare chilometri e chilometri per un tozzo di pane. Il comandante della Polfer di Pescara, Davide Zaccone, parla di problemi di ordine pubblico e sicurezza.

«Il clima era incandescente», spiega, «abbiamo preso i nominativi dei passeggeri che non avevano pagato il biglietto. Noi interveniamo ma non possiamo entrare nel merito. Quando il biglietto non si fa a terra, si può fare a bordo pagando una multa che parte da 50 euro. E’ ovvio che sta alla sensibilità dei controllori far pagare o meno la multa (soprattutto se i viaggiatori non hanno fatto il biglietto a terra perché l’obliteratrice non funzionava). Siamo stati allertati dalla centrale operativa di Bari dell’arrivo di questo treno. E sono intervenute anche tre volanti questura. Quando si sono calmati siamo andati a prendere tutti insieme il caffè».

E poi la partenza alle 5.05 con un treno da Pescara a Bologna con arrivo alle 9.38 (ritardi permettendo). «Quello che è successo stanotte», dice Zaccone a PrimaDaNoi.it , «potrebbe facilmente ripetersi poi con l’avvicinarsi del Natale...Spero mettano treni straordinari altrimenti...»

«NOI COME ANIMALI»

Intanto PrimaDaNoi.it raggiunge Giovanni al telefono che è sceso a Pescara per poi prendere un treno successivo. Sono le 9.20, tra qualche minuto dovrebbe arrivare a Bologna. L’aria è più tranquilla ma l’amarezza è palpabile via etere. Attorno a Giovanni si sentono voci confuse. Forse c’è chi ancora chiama sul posto di lavoro per avvisare del ritardo, chi telefona ai propri cari rassicurandoli.

«Io sono un insegnante», racconta, «ma ci sono lavoratori di ogni genere. Un avvocato aveva una causa stamane e l’ha annullata. E chi non ha datori di lavoro comprensivi? Altre volte è successo, prima di ieri, di viaggiare stipati nei vagoni del treno (8 in uno scompartimento da 6 persone). Ci hanno sempre fatto il biglietto normale a bordo, senza  la multa. Da stanotte le regole sono cambiate. Prima di questi nuovi orari io prendevo il notturno (Lecce-Trieste) che partiva alle 12.20 di notte invece ora c’è solo quello da Foggia». E prima di congedarsi Giovanni aggiunge: «sul treno che abbiamo preso c’erano solo due vagoni con posti a sedere, il resto  tutte cuccette che costano 70 euro. A Pescara abbiamo chiesto che fossero aggiunte carrozze con posti a sedere ma niente».

Insomma tutto normale: la storia di sempre.

Marirosa Barbieri  12/12/2011 11:07

   

http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2011/12/12/news/treni-soppressi-viaggiatori-fatti-scendere-dal-lecce-bologna-5407355 

Treni soppressi, viaggiatori fatti scendere dal Lecce - Bologna

Caos in degli ultimi treni notturni rimasti: 40 viaggiatori salgono sull'Intercity senza biglietto, ma il controllore non li consente di farlo a bordo e li fa scendere a Pescara. Inutili le proteste dei pendolari: "Dobbiamo andare a lavorare"

di Laura Venuti

PESCARA. "Noi dobbiamo andare a lavorare, non potete farci scendere. Ci mettiamo davanti al treno e non lo facciamo ripartire". Hanno reagito così, con una protesta improvvisata alla stazione di Pescara, i viaggiatori vittime del nuovo orario di Trenitalia, entrato in vigore proprio ieri, che ha soppresso di fatto i treni notturni.

Intorno alle tre di stanotte uno dei pochi intercity notturni rimasti, il Lecce-Bologna, ha dovuto fare una fermata straordinaria a Pescara per far scendere dal treno 40 persone che erano salite sull'unica carrozza rimasta che fa servizio i posti a sedere. I viaggiatori, visto che i posti erano già tutti occupati, non erano riusciti a fare il biglietto e speravano di farlo a bordo pagando la multa.

Per il capotreno, però, in quelle condizioni non era possibile viaggiare per cui il Lecce-Bologna ha fatto una fermata non prevista a Pescara per far scendere le persone senza biglietto, quasi tutti operai pugliesi che durante la settimana lavorano al nord e nel week end tornano dalle famiglie.

I viaggiatori, però, non avevano nessuna intenzione di scendere. "Noi dobbiamo andare a lavorare", "se ci fate scendere ci mettiamo davanti al treno e non lo facciamo ripartire", hanno detto agli uomini della Polfer che cercavano di convincerli.

Alla fine, dopo una lunga contrattazione e anche grazie all'intervento di tre volanti della polizia, i passeggeri si sono convinti e sono scesi dall'Intercity per prendere un altro treno che partiva alle cinque del mattino.

12 dicembre 2011

  

http://www.iltempo.it/abruzzo/2011/12/11/1308508-meno_treni_viaggi_lunghi.shtml?refresh_ce

Meno treni e viaggi più lunghi
Addio ai collegamenti diretti con il nord d'Italia I tempi si dilatano: da Pescara a Bologna in 4 ore e 51 minuti

Stefano Buda

PESCARA Addio ai viaggi notturni e ai collegamenti diretti con il nord del Paese.

Da questa mattina è in vigore il nuovo orario di Trenitalia, che penalizza fortemente i cittadini abruzzesi.
Scompaiono i treni Intercity ed Espresso in partenza per Milano, Torino, Verona e Venezia, che d'ora in poi potranno essere raggiunte, a prezzi abbordabili, soltanto cambiando a Bologna. Per arrivare nella città meneghina senza scendere dal convoglio, ad esempio, non resta che salire su un Freccia Bianca, con una spesa decisamente maggiore: un biglietto di seconda classe costava 46.50 euro sui vecchi Intercity, sul Freccia Bianca viene 16 euro in più. Diventa impossibile, invece, raggiungere il nord Italia dopo le 18.17 del pomeriggio e prima delle 5.05 del mattino.
Sono stati cancellati, infatti, quattro treni sulla tratta Pescara-Bologna: partivano a mezzanotte, all'1.09, alle 2.04 e alle 2.41. Come se non bastasse, si dilatano i tempi di percorrenza. L'Intercity che parte alle 6.48 da Pescara, diretto verso il capoluogo emiliano, impiega 4 ore e 51 minuti. Una corsa fuori mercato: sull'Intercity il biglietto costa 11 euro in più rispetto al Regionale, che per coprire lo stesso tragitto impiega 9 minuti in meno.
«E' una precisa strategia di Trenitalia - accusa Tino Di Cicco, responsabile trasporti di Federconsumatori -, in questo modo l'azienda, in caso di ritardo dei treni, evita sia le sanzioni che le richieste di rimborso da parte dei passeggeri, previste dalla normativa europea». I tempi di percorrenza parlano chiaro: un tempo c'erano Intercity che da Pescara arrivavano a Bologna in 3 ore e 20 minuti, poi si è passati a 4 ore di media e adesso si sfiorano le 5 ore. E non si tratta di un caso isolato, visto che per raggiungere Roma, da Pescara, negli anni Ottanta erano sufficienti 3 ore e 17 minuti, mentre oggi si impiegano 4 ore. Una tendenza che interessa anche le corse regionali, a partire dalla tratta Pescara-Teramo, passata dai 58 minuti di percorrenza degli anni passati, all'ora e 20 attuale.

«Muovendo da queste criticità, ormai sotto gli occhi di tutti, occorre fare massa critica - osserva Di Cicco -, maggioranza, opposizione, sindacati e associazioni di categoria devono aprire una vertenza unitaria nei confronti di Trenitalia». Secondo l'esponente di Federconsumatori, infatti, molto può essere fatto per migliorare la condizione del trasporto ferroviario in Abruzzo, nonostante la drastica riduzione delle risorse a disposizione: «Occorre innanzitutto inserire un dirigente competente, proveniente dal settore, nella struttura dell'assessorato ai Trasporti, in modo da non lasciare campo libero a Trenitalia al momento dell'acquisto di tratte e servizi; urge lavorare a un rafforzamento della dorsale adriatica, in grado di rispondere all'alta velocità sulla Napoli-Foggia; inoltre, a livello strategico, sarebbe utile reintrodurre i treni Etr500 che, senza alcun investimento strutturale, consentirebbero di percorrere la tratta Pescara-Milano in 3 ore e 50 minuti».
La riorganizzazione del trasporto ferroviario preoccupa anche sul versante della tenuta occupazionale. «Ci sarà un'ulteriore diminuzione delle attività del personale addetto alle pulizie dei treni, tale da superare oltre il 50% delle operazioni attualmente svolte», rimarca il segretario regionale della Cisl trasporti, Michele Castellano. Alcuni treni, infatti, non partiranno più dalla stazione di Pescara, dunque si restringerà il fabbisogno lavorativo abruzzese nella preparazione dei convogli. Tra le nubi che si addensano sulle ferrovie abruzzesi, un unico squarcio di luce: è stata ridotta, da 50 a 5 euro, la multa da comminare a chi sale sul treno sprovvisto di biglietto e chiede di farlo a bordo. Tra biglietterie chiuse e macchine automatiche fuori servizio, era un balzello davvero insopportabile.

11/12/2011

  

http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=109591

Treni notturni, dal Nord direttamente verso le città pugliesi (e viceversa): con il nuovo orario diventa impossibile 

Il 10 dicembre 2011 con l'entrata in vigore del nuovo orario di Trenitalia vengono soppressi i treni notturni della linea adriatica. Sarà possibile viaggiare di notte solo cambiando a Bologna. Cancellati anche i treni notturni dal Nord verso Calabria e Sicilia (e viceversa). Leggi e commenta

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venerdì 09 dicembre 2011 15:54

Andare da Torino, Milano o Trieste direttamente a Bari viaggiando di notte. Fino al 10 dicembre era possibile farlo. Dopo questa data non sarà più così: entra in vigore il nuovo orario di Trenitalia che cancella i treni notturni che collegavano le città pugliesi con il Nord Italia. Oltre alla Puglia vengono quindi tagliate fuori dai collegamenti notturni diretti anche le altre città della direttrice adriatica (Pescara, Ancona, Rimini). Per chi sceglie di viaggiare di notte, dopo il 10 dicembre sarà possibile raggiungere le città del Nord Italia esclusivamente cambiando a Bologna.

Oltre alla direttrice adriatica, vengono colpite dal taglio dei treni notturni anche la Sicilia e la Calabria. Con il nuovo orario vengono soppressi i treni da e verso Torino, Milano e Venezia. Dalla Sicilia e dalla Calabria sarà possibile arrivare solamente fino a Roma. Chi è diretto più a nord dovrà quindi prendere un altro treno.

Sui treni notturni, in un'intervista al quotidiano Repubblica l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, ha dichiarato: “Parliamo di treni che in Italia, come in tutto il resto d'Europa, sono stati soppiantati dai voli low cost. E in pochi anni hanno visto più che dimezzare il numero di viaggiatori e i relativi ricavi da tariffe. Ma l'offerta è stata sostanzialmente confermata grazie alla creazione dell'hub di Bologna, che diventerà il capolinea di questi treni la cui percorrenza sarà esclusivamente notturna e i cui orari saranno integrati con altri servizi diurni. Che potranno essere le Frecce o altri treni, anche regionali, a seconda della tratta da coprire tra Bologna e i capoluoghi del Nord”.

Prima del 10 dicembre

Di seguito riportiamo gli orari da Torino, Milano e Trieste verso Bari validi fino al 10 dicembre 2011. Da Torino a Bari: Intercity Notte 791 partenza ore 21:05 e arrivo ore 07:47 (durata 10 ore e 42 minuti, costo 66 euro in seconda classe). Da Milano a Bari due possibilità: ICN 781 partenza ore 21:15 e arrivo ore 06:45; ICN 785 partenza da Milano ore 23:00 e arrivo a Bari ore 08:24 (durata 9:30 costo 56 euro in seconda classe). Da Trieste a Bari: ICN 778 con partenza alle 19:46 e arrivo a Bari ore 07:05 (durata 11:19, costo 56,50 euro).

Dopo il 10 dicembre

Per chi vuole andare in Puglia, o per chi parte da sud e deve raggiungere le città del Nord Italia, Bologna diventa un cambio obbligato: sarà qui il capolinea degli InterCity Notte che percorrono l'adriatica. Da Bologna verso le altre città del Nord bisognerà prendere un altro treno, e di conseguenza, ci sarà un aumento del tempo di percorrenza (nel caso si scelgano treni regionali) o dei costi (se si sceglie una “Freccia”). E così il tempo di percorrenza da Torino a Bari può arrivare a 12 ore e 24 minuti o da Bari a Torino si possono impiegare 10 ore e 24 minuti (da Bologna con Freccia Rossa) ma spendendo 101,50 euro. E da Milano a Bari (e viceversa) il costo sale a 85,50 euro. Chi desidera spendere come prima può optare per un regionale Milano-Bologna ma in questo caso il tempo di percorrenza aumenta di due ore: 11 ore e 24 minuti. Da Trieste a Bari e viceversa invece i cambi sono due: oltre a Bologna bisogna cambiare treno a Mestre (tempo di percorrenza 13 ore).
Il cambio a Bologna oltre ad incidere su costi e tempi di percorrenza cambia anche il momento della partenza e dell'arrivo. In precedenza era possibile partire da Torino o Milano dopo cena e raggiungere Bari per la prima colazione. Con il nuovo orario bisognerà anticipare la partenza prima di cena: da Torino alle 18:20 e da Milano alle 18:15 e 19:20 in regionale fino a Bologna. L'arrivo a Bari invece sarà all'alba: alle 06:07 o alle 06:45.

La protesta dei sindaci contro i tagli di Trenitalia

Contro la soppressione dei treni prevista dal nuovo orario di Trenitalia, lo scorso 7 dicembre hanno manifestato a Roma i sindaci di Bari, Foggia, Taranto, Lecce, Potenza, i rappresentanti di Province e delle Anci Puglia, Basilicata e Campania e del Comune di Napoli ma anche i sindaci di città più piccole prevalentemente della zona jonica (duramente colpita dalla riduzione delle corse). Il presidio si è tenuto sotto la sede di Ferrovie dello Stato, in piazza Croce Rossa.

“Non è colpa nostra se il ministero non ha avviato alcuna iniziativa territoriale con gli organi istituzionali” ha dichiarato a conclusione dell'incontro con la delegazione dei sindaci l'amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano.

Addio ai treni notturni tra Nord e Sud. Cancellato anche il "Treno del sole" - da La Repubblica Palermo del 06.12.2011

Roma, assedio dei sindaci a Trenitalia «Si riapre il confronto con i territori» - da Il Corriere del Mezzogiorno.it del 07.12.2011

I sindaci in piazza: no ai tagli di Trenitalia - da La Gazzetta del Mezzogiorno.it del 08.12.2011

 

http://www.newnotizie.it/2011/12/trenitalia-800-licenziamenti-per-cancellare-i-treni-notturni/

Trenitalia: 800 licenziamenti per cancellare i treni notturni 

Ottocento lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro nel giro di pochi giorni.
E, con loro, sparirebbe un pezzo storico e ancora oggi fondamentale del trasporto pubblico nazionale su rotaia.
E' la drammatica storia dei dipendenti della Servirail (ex Wagon Lits), società incaricata del servizio assistenza sui vagoni letto che, dalla prossima settimana, verrà cancellato con un taglio orizzontale e indiscriminato deciso da Trenitalia. 
Ai tempi della FrecciaRossa e della TAV, infatti, i treni notturni che collegavano il nord e il sud del Belpaese, consentendo di spostarsi a prezzi accessibili anche a quanti non possono permettersi un viaggio sull'alta velocità, sono stati considerati ferrivecchi da rottamare.
Manifestazioni in tutta Italia 
Per denunciare il licenziamento degli ottocento dipendenti e una scelta di Trenitalia che presuppone una visione “censitaria” del trasporto pubblico, questa mattina si sono svolte iniziative di protesta in moltissime città italiane. A Torino i lavoratori hanno occupato i binari della stazione Porta Nuova, bloccando il treno FrecciaRossa diretto a Milano, ed esponendo bandiere e striscioni sulle torri faro. Torri faro occupate simbolicamente anche a Milano, dove è stato allestito un presidio/tendopoli permanente sulla pensilina della stazione. Inoltre a Messina e Napoli i lavoratori hanno manifestato nelle stazioni centrali delle città, mentre a Roma si è svolto un presidio a piazza della Croce Rossa, sede delle Ferrovie dello Stato e del Ministero dei Trasporti, che ha mandato in tilt il traffico della Capitale, quando i dipendenti hanno occupato la strada, disponendosi sulle strisce pedonali.
Trenitalia licenzia e spezza in due l'Italia – I lavoratori mobilitatisi, presenti anche le rappresentanze sindacali, hanno coinvolto nella loro protesta anche gli utenti del servizio pubblico, informandoli con volantini e megafoni dei piani dell'amministratore delegato di Trenitalia Moretti per il futuro del trasporto su rotaia.

“I licenziamenti devono essere subito ritirati dall'ad Moretti. - ha affermato Angelo Mazzeo della Filt-Cgil - Lo Stato deve però garantire i finanziamenti per questi treni che garantiscono il servizio 'universale' e per questo motivo ci rivolgiamo al governo Monti. Si taglia l'Italia in due. Scompare il servizio sul versante adriatico e dappertutto. Al signor Moretti diciamo che non si può puntare tutto sull'Alta Velocità che costa il 50% in più dei treni notte. È anche un problema sociale“.
Mattia Nesti

 

 


  


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WWW.DIRITTIDISTORTI.IT/ARTICOLI/12-LAVORO/836-STRAGE-VIAREGGIO-LICENZIATO-FERROVIERE-CONSULENTE.HTML
Strage Viareggio. 
Licenziato ferroviere consulente. La solidarietà di Daniela Rombi

Scritto da DirittiDistorti 
Lunedì 07 Novembre 2011

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"E' un atto di intimidazione nei confronti dei lavoratori e un'offesa per le vittime della strage di Viareggio". 
Queste le prime dichiarazioni del ferroviere Riccardo Antonini dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento da parte delle Fs.

Riccardo Antonini, il ferroviere che svolge un ruolo di consulente di parte civile nell'incidente probatorio per l'inchiesta lucchese sulla strage alla stazione di Viareggio è stato licenziato dalle Ferrovie. La notizia la comunica lo  stesso Antonini, ricordando di aver già ricevuto in passato una lettera di richiamo e un provvedimento di sospensione legate alla sua attività di consulenza. Il licenziamento è senza preavviso per giusta causa perché si è "definitivamente compromesso il rapporto fiduciario”. Antonini è stato prima consulente di un familiare delle vittime, poi della Cgil. Grazie al suo ruolo ha potuto partecipare agli accertamenti avvenuti nell'ambito dell'incidente probatorio, che si è concluso nei giorni scorsi al tribunale a Lucca, dove c'é stato uno scontro tra esperti. I periti del gip e del gruppo Fs da una parte, i consulenti della procura e delle parti offese dall'altra. Antonini aveva ricevuto una lettera di diffida in cui gli si contestava di aver partecipato all'udienza dell'incidente probatorio dell'8 ottobre, quando vennero contestati i consulenti del Gruppo Ferrovie, e alla manifestazione del Pd, il 9 settembre a Genova, quando venne criticato l'ad del Gruppo Fs Mauro Moretti.
Tanti i messaggi di solidarietà per Riccardo e di indignazione per quanto messo in atto dalle ferrovie. Per Daniela Rombi, presidente dell'Associazione "Il Mondo che vorrei" e madre di Emanuela Menichetti una delle 32 vittime della strage ferroviaria, "quello che hanno fatto a Riccardo ha dell'incredibile". Riccardo "non sarà solo lo vogliamo dire in modo netto e deciso anche perché al nostro fianco abbiamo bisogno di uomini veri che ci affianchino nella ricerca di verità e giustizia e non di periti di parte pagati da Fs. Ecco perché ci pare inaudita la decisione presa da parte delle Ferrovie che solo a conclusione dell'incidente probatorio hanno licenziato Riccardo, che avrà al suo fianco non solo noi familiari ma tutti gli altri rappresentanti dei Comitati italiani che si sono uniti a noi per lottare affinché prevalgano verità e giustizia in tutte le tragedie che purtroppo ci accumunano".

Durissime le parole della senatrice del Pd Manuela Granaiola, che si rivolge anche ai ministri competenti per verificare il comportamento del Gruppo Fs«Schierarsi con le vittime della strage ferroviaria è una colpa grave? Tanto grave da far scattare il licenziamento? Riccardo Antonini dipendente del Gruppo Ferrovie è stato licenziato. È stato giudicato colpevole di aver messo gratuitamente a disposizione delle parti lese le proprie competenze per capire le dinamiche che causarono la strage ferroviaria di Viareggio. Così lavorano 'i poteni' per tutelare se stessi. Questi sono i metodi e l'arroganza dei poteri forti». E prosegue, «questo licenziamento è veramente troppo; Gruppo Ferrovie è andata oltre i limiti della decenza e i suoi dirigenti dimostrano ancora di non aver compreso l'offesa che quel tragico incidente ha arrecato alle vittime e a questa città. Non un sussulto di umana comprensione ma solo un'arrogante difesa delle proprie posizioni». «È evidente - conclude la senatrice Pd - che qui si va ben oltre le ragioni delle normali relazioni tra azienda e dipendente e per questo ritengo doveroso dover interrogare i ministri competenti per capire se il comportamento del Gruppo Ferrovie sia accettabile e per conoscere quale sia la valutazione del governo su tutta questa vicenda».

A. V.

07-11-2011 


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Novembre 2012 
Spett.le Or.S.A. Macchinisti Uniti 
Coordinamento Regionale 

Eccoci come ogni anno puntuali a fornirvi l'agenda del macchinista e, come ogni anno, ci pare opportuno scriverVi poche righe di accompagnamento. 
 
Abbiamo mantenuto l’impostazione degli ultimi anni (dimensioni e rilegatura a spirale) ed, al fine di rendere un servizio utile al personale, si è inserito nell’agenda l’art. 28 del Contratto della Mobilità/Area AF, riguardante l’orario di lavoro, che unitamente all’art. 13 del Contratto Aziendale di Gruppo FS consente una lettura completa dell’orario di lavoro del personale Mobile. 
 
Ci auguriamo che questo possa essere di Vostro gradimento.
Si coglie, infine, l’occasione per augurarVi “Buone Feste”.
                                                                                                                                                                                                                   Maiorano Gaetano 









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COMUNICATO AI LAVORATORI

INCONTRO CON IL GRUPPO FS

Ieri 21 settembre ha avuto luogo l’incontro tra le OOSS e il gruppo FS.

            L’ad ha fatto il punto sull’andamento del gruppo nei primi 6 mesi del 2011 evidenziando il miglioramento del conto economico rispetto le previsioni. Ha inoltre evidenziato  l’aumento dei viaggiatori  sia nel trasporto regionale sia nel trasporto a lunga percorrenza anche se si registra, in controtendenza, una flessione dei viaggiatori nel cosiddetto servizio universale e nel servizio effettuato sulle linee “non principali”. Anche per il trasporto delle merci si è registrato un incremento del 6%  di t/km.

            Per quanto concerne il futuro prossimo la situazione del gruppo, a seguito dei tagli effettuati nelle ultime manovre economiche alle risorse destinate al trasporto pubblico locale, al servizio a lunga percorrenza e alla manutenzione della rete ferroviaria, rischia di diventare veramente pesante.

            In definitiva i tagli alle risorse, che hanno già provocato immediate reazioni da parte delle regioni, porteranno con ogni probabilità alla revisione se non alla disdetta dei contratti (TPL)  di servizio oggi in essere. Sono prevedibili tagli più o meno importanti, a seconda della capacità delle regioni di far fronte alla carenza delle risorse, all’offerta commerciale, ai livelli occupazionali e aumenti alle tariffe.

            L’ad ha dichiarato che Trenitalia, se le regioni non confermeranno i contratti di servizio, non sarà  in grado di mantenere gli attuali livelli occupazionali (non ha nessuna intenzione di assolvere alla funzione di ammortizzatore sociale), e non sarà nelle condizioni di pagare gli stipendi.  Non solo, anche gli investimenti per l’acquisto del materiale rotabile saranno a rischio.

            Anche per RFI, se non vi saranno novità, le conseguenze dei tagli per la manutenzione della rete ferroviaria saranno veramente importanti. Non saranno garantiti gli attuali livelli manutentivi con inevitabili conseguenze organizzative.

            Trenitalia vanta attualmente un credito di circa 1400 milioni di euro dalle regioni per il servizio già svolto, prevede in conseguenza ai tagli, minore risorse per 1200-1300 milioni, ed è impossibilitata a reperire liquidità sul mercato finanziario per una precisa disposizione del Ministero del Tesoro. Condizioni che porranno seri problemi all’ordinaria gestione della società.

            Quindi ridimensionamento nel trasporto regionale (20% ?), ridimensionamento del trasporto LP, sono interessati circa 100 treni del servizio universale e altrettanti treni a mercato che non si giustificano economicamente. In sostanza un terzo dell’intera produzione della divisione passeggeri N/I.

            Come accennato le decisioni assunte dal governo che porteranno alle conseguenze paventate, hanno  già registrato vigorose reazioni di tutte le regioni con atti politici avversi . Ma nulla è sinora cambiato.

            Come OS abbiamo già scioperato e manifestato con convinzione contro i contenuti della finanziaria bis il 6 settembre, su cui abbiamo già scritto, anche se dobbiamo anticipare che, considerata la gravità della situazione, sarà necessario dare continuità a quella prima azione.

            Nel suo intervento l’ad ha sollecitato, alla luce della modifica apportata dall’art 8 della finanziaria bis, all’art. 36 del decreto legislativo 188/03, la riapertura del confronto per concludere in tempi stretti il contratto della mobilità.  Se la trattativa non riprende è necessario rinnovare il contratto aziendale richiedendo, per evitare il dumping contrattuale, le condizioni, normative ed economiche, convenute con altre imprese quali quelle di NTV. Persistendo l’attuale situazione non ha escluso la disdetta del contratto.

            Il fronte sindacale ha evidenziato che per le questioni relative ai provvedimenti governativi l’impegno  del sindacato in difesa del trasporto ferroviario e dei servizi per la collettività è stato e sarà pieno.

            Relativamente al rinnovo contrattuale è stato ribadito che è necessario riprendere il confronto in sede ministeriale e che la ripresa della trattativa non dipende dal sindacato che attende da tempo la convocazione del tavolo e soprattutto un atteggiamento positivo, sinora non riscontrato, da parte delle associazioni datoriali. Solo dopo è possibile concludere l’accordo aziendale.

Ciò premesso abbiamo posto l’esigenza, per ristabilire relazioni sindacali accettabili, di dare soluzione ad altri problemi contingenti e gravi quali:

1.      trasferimento del ramo trasporto marittimo passeggeri e veicoli fra Calabria e Sicilia di RFI spa alla società Bluferries s.r.l., che interessa 82 lavoratori e 5 navi. Abbiamo richiesto di sospendere la procedura attivata in base alle previsioni dell’art 2112 del cc e riprendere il confronto per ricercare soluzioni condivise e soprattutto che prevedano l’applicazione del contratto dei ferrovieri. La risposta è stata negativa. Oggi è previsto un incontro del quale sarete informati tempestivamente.

2.      l’accompagnamento notte che interessa oltre 400 persone che dal prossimo dicembre rischiano il posto di lavoro. Anche per questa vertenza abbiamo richiesto di ricercare soluzioni conservative, la risposta è stata negativa in quanto tale servizio è in perdita per circa 60 milioni di euro.  

3.      IVU: su tale tema le posizioni sindacali come è noto sono diverse. Infatti, come OrSA non abbiamo siglato l’accordo proprio perché erano  palesi i problemi che tale sistema avrebbe procurato; mancato rispetto del contratto, difficoltà a programmare il proprio tempo libero, carichi di lavoro e retribuzioni differenti, ecc. Le altre OS, considerato il malcontento del personale, hanno tentato, senza successo, di far modificare l’impostazione di alcune precondizioni del sistema.  

Come Or.S.A. abbiamo, tra l’altro, richiesto il pagamento del premio di risultato già maturato.

Roma, 22 settembre 2011 

 
 
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DALLA TOSCANA

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/08/25/news/renzi-20845107/

LA POLEMICA

Troppi treni soppressi, si va in bus 
La Regione: "Così non va"

Le tratte più in difficoltà sono il nodo di Siena e i collegamenti Firenze-Mugello. Anche i sindacati contro le Ferrovie. La replica: sono pochi

di RICCARDO BIANCHI

E' la rivincita della storica corriera. E guai a voi, pendolari o turisti che avete scelto di abbandonarla per prendere il treno, un mezzo più moderno, più veloce e più comodo, anche se solo in teoria. Allontanatevi dai binari, riprendete i vostri trolley e le vostre borse e sotto il sole caldo trascinatele fuori sulle vostre gambe. Vi aspetta un pullman, oggi sarà lui a portarvi a destinazione, e forse anche domani.
In questa estate a Trenitalia è mancato, e tuttora manca, il personale per poter coprire tutte le tratte. Così alcuni convogli non si sono mossi. Secondo il sindacato Orsa si parla di decine di casi ogni giorno, e spesso non c'era nessun bus ad aspettare le persone fuori dalla stazione, che hanno dovuto attendere il treno successivo. Per la Cisl sono 100-120 al mese. Per Trenitalia meno di 8 sugli 800 che quotidianamente solcano le colline toscane e soltanto quelli meno frequentati.
Una guerra di cifre. "Ma la Regione perché non dice niente?" si domanda Orsa, aprendo un altro scontro, stavolta su chi abbia denunciato prima i disservizi. "Nessun silenzio - ha ribattuto l'assessore regionale Luca Ceccobao - siamo stati noi, per primi, a chiedere immediati interventi". E rilancia pure sui numeri: "Il 2% dei treni è stato soppresso".
Il motivo dei tagli è chiaro: mancano i ferrovieri. "Tra le ferie e le mancate assunzioni, ci sono zone dove in estate manca il personale", dicono dall'Orsa. La Fit-Cisl aggiunge che la colpa è anche dei guasti al materiale rotabile. Ma dall'azienda non ribattono al sindacato, dicono solo che questi spostamenti dai binari ai pullman sono una scelta, dettata soprattutto dalla scarsa presenza di passeggeri. Poi c'è la questione delle tratte. Per i sindacati addirittura quelle che passano da Siena, la Firenze-Pisa e la Firenze-Livorno avrebbero subito il declassamento. Insomma, proprio le principali. Un'accusa che Fs respinge, parlando di percorsi secondari in cui è ragionevole poter sostituire un treno con un bus senza creare disagi.
Ci pensa la Regione a portare un po' di ordine: "C'è stato un netto incremento delle soppressioni rispetto al periodo", dicono. "L'attività di diffida e denuncia delle difficoltà segnalate sia dagli utenti che dai nostri ispettori è stata quotidiana, specie sulle tratte più in difficoltà, come il nodo di Siena-Chiusi e i collegamenti Firenze-Mugello". Due punti conosciuti dall'assessore: il primo è la sua provincia, mentre la Faentina è la sua "bestia nera", dove i pendolari l'hanno più volte accusato di non far niente per difenderli dai disservizi.
Mentre l'Orsa si domanda se questi tagli siano un preavviso di quelli che arriveranno con i nuovi orari di settembre, e i pendolari del Valdarno su Facebook parlano di 12-20 treni in meno sulla propria linea, cifre non ancora confermate, Ceccobao prova a portare la calma: "Abbiamo innalzato il valore del rimborso per gli abbonati per i mesi di giugno e luglio. Normalmente è pari al 20%, ma su nostra richiesta è al 50% del valore dell'abbonamento per cinque linee: Firenze-Siena-Grosseto, la Firenze-Prato-Bologna, le due Firenze-Borgo S.L, la Pisa-Lucca-Aulla".

 (25 agosto 2011)


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