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http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_18/La-capotreno-punita-per-aver-detto-guasto_d5cd8294-c962-11e0-a66c-10701cdb9ebd.shtml 

Un manuale fissa le frasi corrette. Bandita la parola incendio. L'azienda: non si crea panico

La capotreno punita
per aver detto «guasto»
 

Lettera di Trenitalia: sull'Alta velocità usare altri termini

Un manuale fissa le frasi corrette. Bandita la parola incendio. L'azienda: non si crea panico

La capotreno punita
per aver detto «guasto»

Lettera di Trenitalia: sull'Alta velocità usare altri termini

MILANO - È un po' come se un idraulico non potesse parlare di «perdite» ai suoi clienti ma solo di «verifiche della tenuta delle tubazioni dell'impianto idrico». Il manuale degli annunci a bordo delle Frecce, Rosse o Argento che siano, è chiaro: in caso di guasto ai passeggeri dell'Alta velocità si deve parlare solo di «controlli tecnici sulla linea». C'è un guasto alla trazione elettrica? Il capotreno consulta la tabella e annuncia il «controllo tecnico».

C'è un guasto ai binari, ai deviatoi? Il capotreno di una Freccia, a differenza del collega di un «treno normale», parlerà sempre di controllo tecnico. Non è andata così il 16 maggio a bordo dell'Eurostar 9455. Per un problema sulla linea, tra Firenze e Roma, il Frecciargento è stato deviato dalla Direttissima alla «linea lenta». La capotreno ha annunciato «un guasto deviatoio». E per quelle parole, veritiere ma non rispondenti a quanto previsto dalla tabella sulle criticità, è finita nei guai: «L'azienda le ha inviato una contestazione disciplinare - fa sapere la rivista dei macchinisti ancora In Marcia ! -, poi le ha notificato una sanzione di 20 euro». La motivazione è scritta in una lettera del 31 maggio firmata dal responsabile della Divisione Frecciargento: l'aver comunicato la presenza di «un guasto deviatoio quando il manuale degli annunci (Mab) per i treni Av non prevede il termine "guasto" e ha utilizzato il termine tecnico "deviatoio" probabilmente sconosciuto ai viaggiatori. Avrebbe dovuto dire invece per "un controllo tecnico sulla linea"».

Di manuali per gli annunci ne esistono tre. C'è il manuale di Rfi per gli annunci nelle stazioni (Mas) redatto con il Dipartimento di studi filologici, linguistici e letterari della Sapienza di Roma. C'è quello per gli annunci a bordo (Mab) usato su tutti i treni. E ce n'è uno ad hoc per Frecciarossa e Frecciargento. Nei primi due la parola «guasto» è prevista. «Anche se poi come successo due domeniche fa a Napoli - dicono da ancora In Marcia ! -, per ore è stato annunciato un problema elettrico omettendo che era deragliato un treno». In quello per l'Av la parola è sostituita con il noto «controllo tecnico». Nei primi due l'«ostacolo in linea» è annunciato come tale («Anche se si tratta di un albero di trasmissione perso da un Pendolino»), in quello per l'Av diventa un generico «ingombro». E in caso di incendio? Tutti e tre prevedono che si parli di «intervento dei vigili del fuoco». «Così come è accaduto per il rogo a Tiburtina: su Viaggiatreno per due giorni i ritardi sono stati motivati con l'intervento dei pompieri».

Trenitalia minimizza: «C'è un manuale, per informare al meglio. Il capotreno non l'ha rispettato e la mancanza di giustificazioni è un'ammissione di colpa. Non esiste però una regola assoluta che differenzia le Frecce. Guasti sono stati annunciati anche sull'Av». Quanto al bando della parola incendio: «È una scelta per non creare ansie e panico difficili da gestire anche su uno dei mezzi più sicuri». Scelte contestate da chi lavora in carrozza: «Perché proprio il non dire alimenta nel passeggero (sempre informato grazie a smartphone e computer) quel senso di insofferenza che sfocia ormai in vere aggressioni nei nostri confronti», racconta un capotreno. Il linguista Federico Roncoroni la scelta invece la legge così: «In questo modo si vuole passare dal problema alla soluzione, dal guasto all'intervento. Tranquillizzare va bene, attenzione però: le parole non devono essere un Tavor che annebbia la mente ma uno strumento per aiutare a capire. L'informazione è un diritto e la censura delle parole è meglio relegarla al passato».

Alessandra Mangiarotti
18 agosto 2011 11:28 

 

11-08-2011 OrSA Toscana: SOSTEGNO A RICCARDO clikka QUI
12-08-2011 IL MANIFESTO: INTERVISTA A RICCARDO ANTONINI clikka QUI
18-08-2011 Cassa di Solidarietà fra Ferrovieri reintegra stipendio di Antonini clikka QUI

CORRIERE DELLA SERA

http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_10/fs-sospeso-ferroviere-consulente_0f639cc4-c368-11e0-989a-eed57ce4aa2c.shtml

MA LUI RISPONDE: «IO VADO AVANTI»

Le Fs sospendono per 10 giorni il ferroviere «consulente»

Riccardo Antonini era stato diffidato perché ha difeso un familiare di una vittima della strage di Viareggio

Riccardo Antonini, il ferroviere viareggino sospeso dalle Rfi
Riccardo Antonini, il ferroviere viareggino sospeso dalle Rfi
FIRENZE - Sospensione dal servizio per 10 giorni. Con privazione della retribuzione. È questa la sanzione decisa da Rfi nei confronti di Riccardo Antonini, 59 anni, dipendente di Rete Ferroviaria Italiana. Il motivo: Antonini, si sarebbe esposto in una «situazione di conflitto di interessi» e «senza autorizzazione» quando ha assunto l'incarico di consulente di un anziano parente di una delle 32 vittime della strage di Viareggio di due anni fa. Successivamente, alla morte dell'uomo, aveva preso la rappresentanza della Filt-Cgil nell'incidente probatorio disposto per l'inchiesta sul disastro. Una storia che ricorda molto la vicendadel macchinista Dante De Angelis, licenziato, e poi riassunto dopo la decisione del giudice del lavoro, dalle Fs seguita alle sue denuncie in materia di sicurezza ferroviaria.

 

LA LETTERA - «Intendo continuare ad essere uomo libero anche come dipendente delle ferrovie. Questi dirigenti Fs - scrive Antonini in una lettera pubblicata su internet - non si rendono conto della gravità di quanto stanno facendo nei miei confronti e soprattutto di cosa sia accaduto a Viareggio il 29 giugno 2009: 32 vittime, feriti gravissimi, sopravvissuti, superstiti che sul corpo e nell’anima ne porteranno i segni per tutta la vita, una parte della città totalmente distrutta».

LA CENSURA - Un mese fa Antonini aveva ricevuto diffida e «formale censura» per le tesi che avrebbe esposto nel corso di un incontro pubblico ed era stato diffidato «a proseguire nell'incarico di consulente di parte», entro cinque giorni. Nella stessa situazione, si trova anche un altro ferroviere, Filippo Cufari. Entrambi erano stati diffidati da Rfi e Trenitalia dal continuare a svolgere la loro attività di consulenti in favore di familiari delle vittime della strage di Viareggio e dell'associazione Ancora in Marcia. Mercoledì, è stata inviata ad Antonini la lettera che gli annuncia il nuovo provvedimento.

LE FERROVIE - Secondo Rfi, le «giustificazioni rese» da Antonini «non sono ritenute valide - si legge - a sollevarlo dagli addebiti che gli sono stati contestati e che risultano quindi confermati». Il provvedimento attuale - sottolinea invece Assemblea 29 giugno, costituitasi dopo la strage - è il più grave e pesante, dopo il licenziamento. «Un provvedimento disciplinare annunciato da oltre un mese, dopo diffida, censura e contestazione - dicono dall'associazione che porta avanti l'obiettivo della sicurezza - Avevano predisposto e preparato il terreno per il licenziamento ma, al momento, hanno pensato bene di fare dietrofront». «Devo parlare con i miei avvocati - commenta Antonini - ma, come ho detto fin dall'inizio di questa vicenda, concluderò il mio impegno fino al 2 novembre quando sarà concluso l'iter per l'acquisizione delle prove. Vedrò poi in quale forma continuare: certamente, la libertà d'espressione non può essere soppressa con un provvedimento di un'azienda. Sentirò gli avvocati ma farò opposizione. Comunque sono tranquillo. Moretti già a settembre del 2009 in una riunione alla sede della Regione Toscana a Firenze, di fronte a diverse persone e al presidente Martini disse "quello lì primo o poi lo licenzio", come riportato la stampa locale in queste settimane».

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L'IDV - «Le minacce di licenziamento arrivate al ferroviere, rappresentano una sfida alla memoria delle vittime da parte delle Ferrovie che vorrebbero ridurre il criterio di lealtà aziendale al rispetto del puro interesse di parte, dimenticandosi che esso prevede inevitabilmente un limite nella ricerca della verità processuale, tanto più in casi in cui sono coinvolte le vite di decine di persone» afferma, in una nota, il consigliere regionale Idv Marco Manneschi. «Una consulenza qualificata da parte di un ferroviere esperto - aggiunge - risulta essere un elemento fondamentale per le vittime ed i familiari che concorrono all'accertamento della verità processuale nell'esercizio del diritto al risarcimento del danno».

Nino Luca
10 agosto 2011 20:05

 

Sicurezza e diritti indisponibili dei lavoratori.

Lettera aperta di un Rls in Trenitalia

http://www.dirittidistorti.it/articoli/12-lavoro/731-sicurezza-e-diritti-indisponibili-dei-lavoratori-lettera-aperta-di-un-rls-in-trenitalia.html

Scritto da DirittiDistorti

Giovedì 04 Agosto 2011 07:02

Dopo aver presentato le riflessioni sulla questione del macchinista unico di Giuseppe Grillo, Rls in Trenitalia, pubblichiamo una lettera aperta di quest’ultimo diretta alle più alte cariche dello Stato e alla istituzioni riguardo la sicurezza ed i diritti indisponibili dei lavoratori.

 

Ill.mo Presidente della Repubblica Italiana.

Ill.mi Ministri della Repubblica Italiana. 

Pc Procure della Repubblica Italiana.

Pc OO.SS.

Il sito “Diritti Distorti” ha pubblicato la mia lettera inviata a voi tutti tramite e-mail il 1° luglio 2011.

Come già sapete sono le riflessioni di un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (DLgs 81/08) sulla “Potenziale Pericolosità” di un’Organizzazione del Lavoro. Quella dei treni condotti dal macchinista Unico/solo.

La “Missione Istituzionale” del RLS (DLgs 81/08), a mio modesto parere, è anche quella di stimolare i soggetti deputati, Aziendali/Sindacali/Istituzionali, perché si possa “Ridurre il Rischio alla fonte” nelle Attività lavorative.

Come RLS mi domando se il “Totem” della produttività debba essere sempre e comunque anteposto ai “Diritti Indisponibili” dei Lavoratori, e cioè alla loro Salute e Sicurezza?

Il 16 ottobre 2010 anche l’ex Segretario Generale della CGIL Guglielmo Epifani, sui “Diritti Indisponibili”, da Piazza S. Giovanni in Roma si esprimeva così:

“Ci sono dei Diritti che non sono “Disponibili” né per noi né per gli altri, perché sono Diritti dei LA – VO – RA – TO –RI e neanche delle Organizzazioni Sindacali, questa è la verità”.

Credo che NESSUNA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO POSSA METTERE “POTENZIALMENTE” IN DISCUSSIONE LA SALUTE DEI LAVORATORI.

E’ di pochi giorni fa un “accordo aziendale” tra NTV e OO.SS nel quale si concorda anche il Macchinista Unico/Solo sui treni AV degli imprenditori Montezemolo, Della Valle ecc.”.

A parere del sottoscritto ciò non va nella direzione del “Benessere Organizzativo”, come elemento di cambiamento culturale nel fare Impresa.

Riducendo i riposi e aumentando le prestazioni lavorative, di sicuro ci sarà un aumento oggettivo/soggettivo dello Stress Lavoro Correlato nei confronti del personale a bordo dei treni.

Come tutti sappiamo c’è un obbligo datoriale di valutare ANCHE il Rischio da Stress Lavoro Correlato in base all'accordo europeo del 2004 e recepito in Italia nel 2008.

Tale obbligo deriva dall’applicazione dell’art. 28 del DLgs 81/08.

Cosa trattano questi 2 accordi se non l'Organizzazione del Lavoro e i Turni di Lavoro?

Siamo sicuri che l’Organizzazione del Lavoro dei treni condotti dal macchinista Unico/Solo sia finalizzato al “benessere organizzativo” cui possa fruirne anche il prestatore di lavoro? 

Siamo sicuri che in siffatta attività lavorativa venga assicurato un adeguato soccorso su tutti i punti della linea ferroviaria e nei tempi più rapidi possibili?

Siamo sicuri che riducendo i riposi e aumentando le prestazioni lavorative si possa ottenere il necessario recupero psicofisico del Lavoratore?

L’esigenza di avere un unico macchinista alla condotta del treno è dettata dalla necessità di avere più concorrenza? Di dare alle Imprese Ferroviarie, sia pubbliche che private, più competitività?

Le regole della concorrenza e della competitività possono “Forzare” Diritti inalienabili e indisponibili?

Qui non si tratta di essere i custodi del Tempio, di difendere privilegi inesistenti. Si tratta dell'inalienabile Diritto alla salute di ogni Macchinista Unico/Solo durante l’attività lavorativa che, nella fattispecie, diventa inevitabilmente un "Diritto Collettivo".

Qualora la mia istanza di RLS (DLgs 81/08) non venisse accolta, e le perplessità in essere si rivelassero fondate in futuro, la presente resterà a futura memoria.

 

Cordiali saluti

Giuseppe Grillo
“anziano RLS” nell’Impresa Ferroviaria Trenitalia. 

 

Dal sito Il Pane e Le Rose un interessante articolo di alcuni RLS, consultabile al seguente indirizzo 
http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o28892:e1

LA PENISOLA DEL LAVORO, UNA LUNGA LINEA DI SANGUE E INDIFFERENZA

 

Chi vi scrive è un gruppo di persone (RLS, operai, liberi professionisti, tecnici della prevenzione ASL, familiari delle vittime del lavoro), che ha cercato e cerca in tutti i modi e con un impegno quotidiano, di tenere viva l’ attenzione sulla carenza di prevenzione, protezione e sul dramma delle morti sul lavoro, chiamate ancora ed inaccettabilmente "morti bianche".

L’ uso dell’ aggettivo "bianco" è fuorviante e sbagliato, perché sono sporche, di calcinaccio, di nerofumo, di terra e di sangue, inaccettabile perché allude all’ assenza di una responsabilità per l’ accaduto: NESSUN RESPONSABILE, NESSUN COLPEVOLE, NESSUNA GIUSTIZIA!!!

Quello che non si dice in modo chiaro e netto e non si scrive mai abbastanza è che i morti sul lavoro quasi mai sono dovuti alla fatalità o alla “leggerezza” delle vittime (quasi che per una leggerezza fosse plausibile una sorta di “pena di morte” immediata, sul campo e senza processo), ma il più delle volte sono causati dalla decisione dei responsabili di “tagliare”, sia nelle risorse sia nei tempi di lavorazione, imponendo prestazioni sempre più elevate e veloci, consapevoli del rischio conseguente sulla prevenzione, formazione e sicurezza

Andrebbero quindi chiamati col loro nome e molti sarebbe giusto definirli omicidi, di cui questo governo è corresponsabile, con la sua politica di risparmi e tagli fatta sulla pelle delle persone.

Quello che non si dice e non si scrive è che esistono da anni leggi, norme tecniche, procedure, che se applicate correttamente porterebbero il rischio di infortunio e di malattia professionale a livelli enormemente più bassi rispetto agli attuali, ma che da parte degli imprenditori non c’ è la volontà di farlo, così come da parte del governo non c’ è la volontà di intensificare le misure di promozione e controllo, aumentando le risorse delle ASL, affinché queste norme siano rispettate, sia in termini economici, che di persone e in particolare di tecnici della prevenzione, in barba agli impegni assunti solennemente in Parlamento (Ordine del Giorno della Legge 123/07 per  reinvestimento delle somme delle sanzioni ex D.Lgs.758/94).

C’ è bisogno di più risorse, per maggiori verifiche e migliori programmi di ricerca.

La sicurezza sul lavoro è importante, purtroppo non viene presa molto in considerazione: molti datori di lavoro la considerano un costo per l’ azienda insopportabile da tagliare, non un valore su cui investire, i mezzi d’ informazione ne parlano raramente e solo quando accadono gravi infortuni mortali; non c’ è (e non viene favorita) cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro e la politica, il governo in particolare, ne parlano solo quando costretti dagli eventi, con un insopportabile atteggiamento ipocrita, che fa pensare alle "lacrime di coccodrillo".

Partiamo da qui e quando parliamo e scriviamo di sicurezza è bene chiarire dove stanno i meriti e le colpe di ciascuno, sapendo (e sottolineando) che il calo nelle morti registrato dall’ INAIL negli ultimi due anni è certamente un risultato importante, ma non è certo merito del ministro Sacconi, che in questi tre anni di intenso e silenzioso lavoro ha smantellato a colpi di decreti il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs.81/08) e da ultimo ha banalizzato la sicurezza con la campagna in cui il suo Ministero dice che “la sicurezza la pretende chi si vuole bene” (come se fosse un problema di mancanza di amor proprio, ed anzi sottendendo che la responsabilità della sicurezza è spostata dal datore di lavoro al lavoratore).

E l’ INAIL ci fornisce dei dati sugli infortuni e le morti sul lavoro molto ottimistici, ma fortemente sottostimati, perché tengono conto solo degli infortuni denunciati, come è stato sottolineato anche del Presidente dell’ INAIL stesso, visto che gli infortuni che appartengono nel sommerso, ammontano a circa 200.000 ogni anno: un enormità. Senza contare i morti ancora nel sommerso che sfuggono ad ogni statistica ufficiale!!!

Oltre a questo, occorre considerare che il calo degli infortuni è in gran parte dovuto anche alla contrazione del numero di occupati e delle ore lavorate derivanti dalla crisi economica, alla delocalizzazione dei siti produttivi, allo spostamento dei lavoratori “regolari” verso settori meno a rischio.

Peccato che di queste cose l’ INAIL non ne tenga conto, anche se standard tecnici richiedano di analizzare il fenomeno infortunistico non in termini assoluti, ma proprio in funzione dei parametri di cui sopra.

Se analizziamo tali dati (fonte Carmine Tomeo su Articolo21) scopriamo che considerando i dati dell’ ISTAT su ore lavorate e numero di lavoratori dipendenti, la fredda statistica racconta che il 2010 ha fatto registrare 25,6 infortuni ogni milione di ore lavorate, praticamente come il 2009 (quando erano stati 25,9) e che i dati infortunistici non migliorano, se messi in rapporto con il numero di lavoratori, per cui, ogni 100.000 dipendenti si sono infortunati in 41 nel 2010, come nel 2009. E per ogni 100.000 dipendenti, nel 2010 sono morte sul lavoro poco più di 5 persone (5,5 è il rapporto nel 2009).

L’ INAIL ha un “tesoretto”, derivante dagli avanzi di bilancio annuale, che ammonta a circa 15 miliardi di euro, con avanzi di bilancio, che arriva alla considerevole cifra di circa 2 miliardi di euro l’ anno.

Purtroppo questi soldi, non vengono spesi per aumentare le rendite da fame agli invalidi del lavoro, alle famiglie dei morti sul lavoro, ma sono depositati in un conto infruttifero della Tesoreria dello Stato, e possono essere spesi, solo per ripianare i debiti dello Stato e anche questa è una vergogna!!!

Inoltre, c’ è un dramma molto spesso sottovalutato, cioè quello delle malattie professionali, che ogni anno fanno migliaia di morti.

Per l’ anno 2010, c’ è un nuovo record delle malattie professionali con un incremento del 22%, pari a 42.347 denunce: 7.500 circa in più rispetto al 2009 e oltre 15.000 rispetto al 2006: cioè il 58% in più.

Crediamo che sia fondamentale investire in “cultura”, in educazione del lavoro.

In questo Paese manca quel minimo di consapevolezza, di forza, che permetta a chi lavora di alzare la testa e dire a chi sta in ufficio “NO! Questo non lo faccio perché è pericoloso!”.

Abbiamo trascorso troppo tempo con la testa bassa, piangendo in silenzio le morti dei colleghi e abbracciando i loro cari, senza reagire.

Investire in cultura significa poter un giorno arrivare a rompere il ricatto di chi ci dice “O lo fai o te ne vai!”.

Come cittadini e “addetti ai lavori” ci auguriamo che almeno in materia di sicurezza, formazione e prevenzione sul lavoro ci sia il coraggio, la volontà e il senso di responsabilità da parte di tutti (partiti, parti sociali, media, associazioni, movimenti), di mettere da parte le discussioni spesso stucchevoli di questi mesi, perché il continuare a tacere in modo omertoso su questo argomento in “una Repubblica democratica fondata sul lavoro” , che però in concreto non tutela proprio i cittadini che con il loro lavoro ne rappresentano le fondamenta, significa di fatto divenire complici di questi omicidi, in attesa della prossima Thyssen Krupp ...

E noi questa responsabilità morale non la vogliamo !

 

 

Pisa: principio incendio a treno di cloro, si è rischiata una 'Viareggio 2'

http://www.inmarcia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=401:treno-di-merci-perocolose-infiamme-nei-pressi-di-pisa&catid=28:ultimora

 

 

LA CAUSA FORSE IL SISTEMA FRENANTE

GRANDE ALLARME TRA I FERROVIERI

Ieri sera, intorno alle alle 21 e 30, il treno merci 56326, proveniente da Rosignano (Livorno) carico di cloro* e diretto a Genova, è stato fermato  dall'allarme lanciato via radio dal macchinista di un altro treno che vedendo i bagliori delle fiamme e delle scintille sotto le cisterne ha bloccato la circolazione.

Il fatto è accaduto nei pressi del bivio Mortellini, alle porte di Pisa, a circa 30 chilometri da Viareggio. La causa sarebbe da ricercare

nel malfunzionamento dell'impianto frenante della prima cisterna. Restando serrati i ceppi sulle  ruote mentre il treno prosegue la marcia, si sviluppa, a causa del fortissimo attrito, una enorme quantità di calore e scintille che possono rendere incandescenti ruote e carrello e, in casi estremi, portare alla fusione di alcune parti, con conseguenze potenzialmente disastrose.

Quando ciò avviene su cisterne cariche di sostanze tossiche, nocive, infiamabili o esplosive il rischio diviene grave e concreto. Anche se risulterebbe che tutto si sia risolto per il meglio, è del tutto comprensibile il notevole allarme suscitato tra i ferrovieri di tutta la zona poiché l'inconveniente è avvenuto a pochi chilomentri da Viareggio. Dopo 10 minuti, infatti, il convoglio sarebbe transitato nella stazione teatro della strage del 29 giugno 2009.

Fortunatamente, la casualità ma anche la prontezza di tutti i ferrovieri in servizio sui treni e nelle sale operative, ha evitato che la situazione divenisse critica. Il treno è stato fermato per i doverosi controlli. E riteniamo che saranno completi e rigorosi. 

Torna così alla ribalta, a 25 mesi esatti dalla strage, la questione irrisolta dell'affidabilità e della sicurezza dei carri che trasportano merci pericolose: sono macchine che dovrebbero essere mantenute in perfetto stato e perfettamente funzionanti, più dei proverbiali orologi svizzeri, invece, nonostante quanto è accaduto a Viareggio il 29 giugno di due anni fa, viaggiano in condizioni che si dimostrano, ancora troppo spesso, inadeguate. 
Non conosciamo chi siano i proprietari dei carri-cisterna coinvolti ma siamo convinti che l'impresa ferroviaria che li trasporta e il Gestore Infrastruttura che li accoglie sulla rete abbiano comunque il dovere di accertarsi della loro conformità e del loro corretto funzionamento.

Auspichiamo che l'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria ANSF e le altre autorità preposte intervengano per intensificare i controlli e garantire il massimo della sicurezza possibile, per le persone e l'ambiente.

Pisa, 2 agosto 2011


Dal sito di Diritti Distorti proponiamo un interessante articolo di un RLS.
http://www.dirittidistorti.it/articoli/12-lavoro/727-treni-macchinista-solo-e-sicurezza-le-riflessioni-di-un-rls.html

Casistica recente in merito:
http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=164336
http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2010/07/13/VMCPO_VMC03.html
http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2010/07/13/UD_02_UDB10.html
https://www.macchinistiuniti.it/archivio/documenti/Guariniello_AS_Lastampa_14_03_10.pdf
http://www.trasporti-italia.com/treno/ferrovie-agente-unico-668.html
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/23/il-macchinista-si-sente-male-passeggeri-scaricati.html

Treni. Macchinista Solo e Sicurezza, riflessioni di un RLS.

 

Scritto da DirittiDistorti
Giovedì 28 Luglio 2011 08:00

Pubblichiamo una interessante lettera-intervento di un macchinista e Rls delle ferrovie in merito alla sicurezza sui luoghi di lavoro ed in particolare alla figura del Macchinista Solo

 

 

Ill.mo Presidente della Repubblica Italiana.

Ill.mi Ministri della Repubblica Italiana.

Pc Procure della Repubblica Italiana.

Pc OO.SS.


    Da Rappresentante dei Lavoratori  per la Sicurezza (DLgs 81/08 ) riprendo la discussione, sospesa il 24 marzo 2010 per l’attesa emanazione del Decreto attuativo sul pronto soccorso in ambito ferroviario, di cui all’art. 45/3 del DLgs 81/08. (vedere allegato Decreto 19/2011).

    Decreto cui faceva riferimento il Dr. Lorenzo Fantini del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella lettera indirizzata al sottoscritto e per conoscenza al Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica (vedere File pdf allegato “doppio macchinista”).

    Desidero portare alla Vostra attenzione un modesto ragionamento da RLS, la cui missione è solo quella di tutelare la salute e la sicurezza dei propri rappresentati.

Il Legislatore, nel 2008, con l’introduzione dell’articolo 45/3 del DLgs 81 ha ritenuto di regolamentare in ambito ferroviario il pronto soccorso aziendale di cui al DM 388/03, in coerenza con le finalità del DLgs suddetto. 

   Come giustamente scrive il Dr. Fantini le finalità del DLgs 81/08 non sono altre che quelle di garantire in ogni luogo di lavoro ed in ogni parte  del territorio nazionale l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali… 

Ricordo che il DM 388/03, andato in vigore nel febbraio 2005, regolamenta il pronto soccorso aziendale in attuazione dell’art. 15 del DLgs 626/94.

    Il DM 388/03 arriva circa 11 anni dopo l’entrata in vigore del DLgs 626/94, il quale, non si dimentichi, ha recepito una Direttiva Europea del 1989.

Purtroppo il Legislatore Italiano alcune volte ha recepito in ritardo Direttive Europee. Altre volte ha rinviato l’applicazione di Norme Prevenzionali a tutela della Salute e della Sicurezza dei Lavoratori.
    L’ultimo esempio è stato il rinvio dal 2008 al 31 dicembre 2010 dell’obbligo datoriale della Valutazione del Rischio da Stress – Lavoro Correlato. Nelle e-mail precedenti del 12 febbraio e del 24 marzo 2010 sotto riportate, come RLS espressi una forte preoccupazione per il fatto che lo schema del Decreto sul pronto soccorso del dicembre 2009 non tenesse sufficientemente conto della peculiarità e della potenziale pericolosità dell’attività lavorativa dei treni condotti dal macchinista unico/solo.

    E questo nonostante lo studio in allegato dell’Università di Urbino del 2007 che evidenziò senza ombra di dubbio l’oggettiva pericolosità di un’organizzazione del lavoro, riguardo all’obbligo datoriale di sicurezza della prestazione di lavoro.

    Credo che il Legislatore Italiano quando ha approvato anche l’art. 45/3 del DLgs 81/08, allora avesse la consapevolezza di “migliorare” e non di “peggiorare” la tutela della salute e della sicurezza degli operatori a bordo treno e della sicurezza dei viaggiatori, riguardo al pronto soccorso aziendale. Purtroppo il Decreto interministeriale 19/2011 in allegato conferma la “disattenzione” da parte dei Ministeri interessati verso un’attività lavorativa che ha anche la peculiarità, non si dimentichi, di trasportare tantissime persone.

Come si fa a pensare che il treno sia un “Luogo isolato dall’unità produttiva”, quando è pacifico che il “core business” di un’impresa ferroviaria sia proprio il trasporto di persone e  cose?
    Grazie alle “norme transitorie” il Decreto 19/2011 si applicherà in alcuni casi circa 5 anni dopo il 2008. 
Fermo restando il mio personale giudizio negativo come RLS, sul Decreto 19/2011, evidenzio che
l’art. 4 (organizzazione di pronto soccorso) ha sensibilmente cambiato lo stesso articolo 4 dello schema del “Decreto originario” del dicembre 2009.

Infatti il 2° capoverso dell’attuale art. 4 del Decreto 19/2011 recita:  

“I gestori delle infrastrutture e le imprese ferroviarie, coordinandosi fra loro e con i servizi pubblici di pronto soccorso, predispongono procedure operative per attuare uno specifico piano di intervento che preveda per ciascun punto della rete ferroviaria le modalità più efficaci al fine di garantire un soccorso qualificato nei tempi più rapidi possibili anche per il trasporto degli infortunati”.
Naturalmente le Imprese Ferroviarie Italiane avranno delle procedure operative per assicurare il pronto soccorso ai viaggiatori. Trenitalia, ad esempio, in un documento scrive:

“……omissis……..l’organizzazione del pronto soccorso sui treni prevista per i lavoratori è funzionale anche per le disposizioni sull’assistenza del viaggiatore ……omissis………a ciò si aggiunge che, tra le potenzialità che il sistema offre, è del tutto evidente quello di poter garantire al massimo la tempestività degli interventi di pronto soccorso: il treno, pur mantenendo il proprio percorso, trasporta la persona che ha necessità di soccorso medico verso il mezzo di soccorso pubblico contribuendo, di conseguenza, ad abbreviare i tempi necessari per l’intervento sanitario di emergenza …omissis……”.

    Condivido quanto scritto da Trenitalia, a proposito del pronto soccorso al cliente/viaggiatore e al capotreno. 
Il treno, condotto da una figura professionale altamente qualificata (macchinista), potrebbe arrivare in qualsiasi stazione più idonea al mezzo di soccorso pubblico per un tempestivo intervento sanitario. 

    La stazione più idonea potrebbe anche non essere la stazione più vicina al punto della linea ferroviaria dove si è verificato il malore della persona che ha necessità di soccorso medico. In siffatte condizioni si garantirebbe in modo inequivocabile la “Tempestività dell’intervento sanitario”.  Si può dunque dire che fino a quando il "macchinista unico/solo" sta bene in cabina di guida la tempestività dell’intervento sanitario sarà comunque assicurata. 

    Che succederebbe al Sistema se quel "macchinista unico/solo" sul treno dovesse avere un malore improvviso? Domanda che tutti i soggetti deputati alla Prevenzione Aziendale, e non solo, dovrebbero porsi.

    Il Legislatore ha già fornito importanti indirizzi attraverso l’emanazione del Comunicato n° 87 della Presidenza del Consiglio dei Ministri relativo al DPR 27 marzo 1992, "Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza". 

    In tale documento viene stabilito: “… il soccorso sanitario primario … dovrà estrinsecarsi in un periodo di tempo non superiore agli 8 minuti per gli interventi in area urbana e di 20 minuti per le zone extra-urbane”.

    Nel novembre 2007 l’Università di Urbino ha presentato uno studio sull’applicazione del DM 388/03 al personale a bordo dei treni. 

In questo convegno ha preso la parola anche il dr. Beniamino Deidda, attuale Procuratore Generale di Firenze. Alla fine del suo intervento il dr. Beniamino Deidda dichiarò: “In conclusione mi pare che possano essere condivise le osservazioni contenute nella ricerca, soprattutto per quanto riguarda la stretta connessione esistente tra l’organizzazione del servizio di trasporto ferroviario e il rispetto dei requisiti minimi stabiliti per il pronto soccorso al personale e ai passeggeri. Credo anche che sia giusto aggiungere che l’eventuale istituzione dell’agente unico, nella presente organizzazione del servizio di trasporto, non è compatibile con le esigenze del soccorso individuate dall’art. 15 del DLgs 626/94. Questo non significa che non siano possibili altri accorgimenti organizzativi che, pur prevedendo l’agente unico, siano compatibili con le esigenze di tutela dei lavoratori previste dalla legge. Ma questa, naturalmente, è un’altra storia”.
    L’accorgimento organizzativo, cui fa riferimento il dr. Deidda, a modesto parere di un macchinista che conduce treni da quasi 30 anni, potrebbe essere quello di avere sul treno un equipaggio polifunzionale. 
    Un equipaggio che dovrebbe essere professionalmente formato sia per condurre il treno, che per dare assistenza alla clientela. Un equipaggio interscambiabile che possa affrontare con professionalità tutte le criticità che potrebbero verificarsi durante il percorso del treno. 

    Il Legislatore, se ha veramente a cuore la sicurezza di tutti, dei lavoratori che operano sul treno e dei passeggeri, nel processo di liberalizzazione del trasporto ferroviario avrebbe dovuto imporre anche l’equipaggio polifunzionale. Ciò in coerenza con l’adempimento datoriale dell’obbligo di sicurezza della prestazione di lavoro (Cass. Sez. unite – sent. 5163 del 4 marzo 2009).

    Il Ministero del Lavoro, nella persona del Dr. Fantini, nella comunicazione data al sottoscritto e per conoscenza al Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica (vedere File pdf allegato “doppio macchinista”), il 18 marzo 2010 ha ritenuto informarmi di aspettare l’emanazione del Decreto 19/2011, per porre le questioni da me formalizzate nelle e-mail sotto riportate.

    Come Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (DLgs 81/08) penso che per quanto su esposto è evidente che l’attuale organizzazione del lavoro sui treni condotti dal macchinista unico/solo, riguardo all’oggettiva “intempestività del pronto soccorso aziendale”, risulterebbe potenzialmente pericolosa, sia per gli operatori a bordo treno, che per i viaggiatori.  

    In attesa del doveroso intervento del Ministero del Lavoro, opportunamente investito sulla problematica dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, reitero le seguenti domande: 

    Se un "Macchinista Unico/Solo" durante la condotta del treno fosse colto da malore improvviso in una galleria, su un viadotto, su linee ferroviarie inaccessibili alle auto ecc, come verrebbe soccorso e in quanto tempo?

    Se ci fosse la concomitanza del malore del "Macchinista Unico/Solo" e del malore di qualche viaggiatore in tali circostanze come si organizza il soccorso?

    Se ci fosse la concomitanza del malore del "Macchinista Unico/Solo" e un'avaria alla locomotiva in galleria, su un viadotto ecc, il capotreno che non sa né condurre il treno né operare sul Mezzo di Trazione, come "gestirebbe" il tutto e magari anche eventuali crisi di panico dei viaggiatori?

 

TALI DOMANDE NON POSSONO ESSERE PIU’ INEVASE. 

 

Ricordo che tra pochi mesi anche l’impresa ferroviaria NTV degli imprenditori Montezemolo, Della Valle ecc, farà condurre i treni dal Macchinista Unico/Solo. 

 

Cordiali saluti


Giuseppe Grillo

RLS in Trenitalia

 

28-7-2011 


COME FUNZIONA IL SISTEMA IVU
Ultim'ora da chi ha firmato il 20 maggio 2011 l'accordo per l'uso del sistema IVU.

INCREDIBILE!!!!!!!!!!!!!
 

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Ferrovie: Consumatori diffidano Trenitalia per caos treni
Ripristini servizio o sara' causa collettiva
30 giugno, 17:22
(ANSA) - ANCONA, 30 GIU - Continuano le cancellazioni di treni regionali dovute al malfunzionamento del nuovo sistema di automazione dei turni del personale viaggiante delle Ferrovie.
Oggi Adiconsum, Adoc, Acu, Federconsumatori e Cittadinanzattiva delle Marche hanno trasmesso una diffida a Trenitalia, perche' ripristini il servizio di trasporto. Chiesta anche una procedura di conciliazione per indennizzare i passeggeri. Alla diffida potrebbero far seguito azioni collettive. (ANSA).

Ferrovie: caos treni Marche, oggi soppressi 20 convogli
Viventi a Trenitalia, situazione 'intollerabile'
24 giugno, 16:09
(ANSA) - ANCONA, 24 GIU - Venti treni regionali soppressi solo nelle ultime ore, per colpa del nuovo sistema informatico sulla turnazione del personale viaggiante. E' caos nel traffico ferroviario delle Marche, e l'assessore Luigi Viventi ha scritto una lettera di protesta a Trenitalia, chiedendo di risolvere immediatamente la situazione. Pendolari inferociti, gente che ha perso una giornata di lavoro perche' non c'e' stata alcuna informazione preventiva. ''Intollerabile'' per la Regione, che paga un contratto di servizio ''oneroso''. (ANSA).

 

26-06-2011_Corriere Adriatico_Treni nel Caos

30-06-2011_Corriere Adriatico_Si naviga a vista nelle Marche

01-07-2011_Articolo Corriere Adriatico_I consumatori diffidano Trenitalia

01-07-2011_OrSA MU Marche_IVU di tutto di piu


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Documento conclusivo del congresso ORSA Macchinisti Uniti

Montesilvano, 7-8-9 Giugno 2011

 Il Congresso plaude e condivide la relazione introduttiva dei Coordinatori Nazionali Esecutivi uscenti ed esprime un profondo ringraziamento per il lavoro svolto.

 Le elezioni delle RDB, aperte a tutti i lavoratori, hanno registrato la partecipazione della stragrande maggioranza dei macchinisti italiani determinando il costante rinnovamento dei delegati con l’ingresso di tanti giovani. Tali modalità elettive rappresentano un alto momento di democrazia partecipativa che deve essere l’elemento identificativo del movimento Sindacale di BASE ed autonomo.

 Un evento politicamente rilevante che conferma il profondo radicamento della nostra organizzazione sul territorio e la fiducia dei lavoratori.

 Il Congresso respinge il tentativo di sottrarre al PdM la possibilità di decidere sulle proprie sorti contrattuali; tentativo ancor più deplorevole se si tiene conto che il PdM e, più in generale, il personale dei treni  è sotto attacco anche in questa tornata contrattuale.  La legittima possibilità di valutare i contratti  e di decidere in merito alla loro sottoscrizione costituisce per il settore una condizione irrinunciabile.   

 Or.S.A. Macchinisti Uniti, ricerca il confronto e il dialogo con tutti i lavoratori, senza distinzioni di appartenenza, nonché con le loro dirette Rappresentanze per costruire un fronte progettuale e coeso in grado di contrastare l’attacco datoriale teso a scardinare i diritti e le tutele dei lavoratori.  

 A tal fine, il Congresso promuove un’assemblea nazionale  dei macchinisti, possibilmente insieme al personale dei treni, per elaborare una proposta condivisa, a partire dall’equipaggio e dall’orario di lavoro, da contrapporre alle irricevibili proposte datoriali. Proposta da supportare, eventualmente, con adeguate azioni di lotta.

 Di fronte ad un piano d’impresa, di cui si hanno solo notizie dagli organi di stampa, figlio di una liberalizzazione senza regole,  che prevede societarizzazioni, dismissione e cessione di rami di impresa, con la conseguente  polverizzazione del trasporto ferroviario, è indispensabile la massima compattezza di tutti i ferrovieri. L‘Or.S.A. Macchinisti Uniti, condivide il percorso unitario, ma ritiene strumentali le accuse di corporativismo, poiché le legittime prese di posizione del settore macchina costituiscono l’unica risposta alle provocatorie proposte aziendali. Anche nel confronto in atto sul rinnovo del CCNL assistiamo ad una riproposizione del modello “Marchionne”, del prendere o lasciare, che questo Congresso rigetta a favore dell’unicità contrattuale, dell’unicità d’impresa e della clausola sociale, da intendersi come obbligatorietà dell’applicazione del CCNL di riferimento su base legislativa.

 Il Congresso rileva che il percorso di costruzione del CCNL della mobilità, così come si sta sviluppando, si allontana dal progetto iniziale che tendeva giustamente a rappresentare, in maniera univoca, tutti i lavoratori del comparto. Invece, il percorso intrapreso rischia di mantenere due distinte aree contrattuali, con una ulteriore frammentazione al loro interno che, contrariamente alle aspettative, è funzionale soltanto a generare la concorrenza tra lavoratori, legittimando le imprese al dumping contrattuale con la sola parvenza di un contratto unico, mentre le regole di orario e salario sono differenti.

 La continua riduzione del servizio di trasporto regionale, pubblico locale e metropolitano, conseguente ai tagli della manovra finanziaria, ha ricadute sul piano occupazionale, con l’aumento delle tariffe.  L’Or.S.A. è impegnata ad invertire questa tendenza e, nel contempo, a salvaguardare un bene collettivo, difendendo i lavoratori e le loro condizioni economiche e normative.

 Il generale tentativo delle parti datoriali, finalizzato a destrutturare le regole in nome della liberalizzazione, non tiene conto delle ricadute legate alla sicurezza che, a torto, sono considerate dalle aziende un costo che incide sul prodotto. La nostra Organizzazione ritiene la sicurezza un valore assoluto e non commerciabile; un valore da perseguire non solo attraverso l’implementazione tecnologica e il rispetto delle procedure, ma soprattutto con la definizione di adeguate regole sull’orario di lavoro, poiché eccessivi carichi di lavoro, specie se collegati a particolari regimi di orario, determinano l’aumento dei livelli di stress, compromettendo quelli di sicurezza.

 Questo aspetto, unitamente al problema del soccorso al macchinista ed ai viaggiatori, va affrontato e risolto con decisione, coinvolgendo le sedi  istituzionali e contemporaneamente sensibilizzando i lavoratori ad una presa di coscienza finalizzata alla determinazione di una organizzazione del lavoro e di regimi di orario rispondenti alle necessità psico-fisiche dei lavoratori.

 Viceversa, l’introduzione del sistema di turnazione IVU produce l‘effetto opposto. Il sistema informativo IVU rappresenta l’ennesima operazione per azzerare la contrattazione collettiva in favore di quella individuale, sottraendo i turni ed altri istituti contrattuali ad ogni forma di controllo  generando  possibili discriminazioni.

 Questo progetto sta determinando squilibri sui carichi di lavoro e sul salario dei macchinisti che già da tempo subiscono gli effetti negativi di intese firmate da OS che non intendono, come in passato, confrontarsi con i lavoratori colpiti dai negativi accordi siglati in successione.

 Il Congresso, accogliendo la richiesta fatta in  alcuni interventi, ritiene necessaria la costituzione di una commissione che analizzi le proposte di rinnovo contrattuale al fine di rilevarne le criticità  e di elaborare una controproposta, coerente con le aspettative del settore da elaborare attraverso un’ampia consultazione dei macchinisti.

 Il congresso, rilevando la necessità di meglio coordinare, nonché presenziare i processi di trasformazione delle imprese di trasporto ferroviario e metropolitano con CCNL Autoferrotranvieri, delibera l’affiancamento ai coordinatori nazionali esecutivi di un coordinatore dell’area Auto-Ferro, che sarà indicato dai delegati nelle imprese ove la nostra OS ha strutture di rappresentanza.   

 Il congresso ringrazia i coordinatori uscenti Claudio Grimaldi e Fabio Riberti per il lavoro svolto e per la disponibilità che li vedrà proseguire nel loro impegno sindacale volto a tutelare tutti i macchinisti.

 I colleghi non dimenticano che la loro scelta di dare spazio ai giovani delegati che si propongono nella nostra O.S. permette un rafforzamento della struttura ben sapendo che il loro apporto continuerà con la stessa determinazione. 

Montesilvano,  9 Giugno 2011