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Con  la  comunicazione  09‐2017  DO la  Direzione  IC  Ha  disposto  una  nuova  procedura  per l’apertura  della  porta  necessaria  al  CT  per  comunicare  il  “pronti  alla  Partenza”  in  stazioni  in  cui  il treno  abbia  dovuto  fermarsi  ma  in  cui  non  sia  previsto  il  servizio  viaggiatori. La  procedura  indicata  impone  al  Macchinista  di  aprire  le  porta  su  richiesta  del  Capotreno mentre  quest’ultimo  agirà  simultaneamente  per  l’apertura  della  porta  presso  la  quale  è posizionato  e  quindi  per  la  chiusura  delle  altre. L’azione  impone  tempistiche  estremamente  ridotte  delle  quali  non  si  può  avere  certezza  e che  potrebbero  lasciare  spazio  anche  per  alcuni  viaggiatori  che,  vedendo  il  consenso  di  apertura, potrebbero  aprire  la  porta  e  scendere. Riteniamo  che  la  ratio  imposta  dalla  DEIF  53.0  sia  evidentemente  superata  da  questa disposizione  che  non  la  integra,  come  riportato  in  calce,  ma  la  viola  apertamente. Si  riporta  in  corsivo  quanto  disposto  dalla  DT  nella  DEIF  53.0 “Nei  casi  in  cui,  per  motivi  contingenti  (ritardi,  richiesta  soccorso,  ecc.),  salvo  i  casi  di emergenza  disciplinati  specificamente  (es.  DEIF  13  rv,  DEIF  21  rv,  DEIF  30  rv,  ecc.),  nelle  località  di servizio  in  cui  non  è  prevista  la  fermata  d’orario  per  servizio  viaggiatori,  si  renda  necessario procedere  all’apertura  delle  porte,  il  Capo  Treno  ne  fa  richiesta  alla  Sala  Operativa  Territoriale  / Prodotto  di  competenza  che  provvede,  dopo  aver  esperito  le  necessarie  verifiche  con  le  altre Strutture  interessate  (SOTI,  RFI,  ecc.),  a  darne  avviso  all’AdC  con  scambio  di  fonogramma,  il  quale provvederà  a  concedere  il  consenso  apertura  porte  di  concerto  con  il  Capo  Treno  che  provvederà  a diramare  gli  opportuni  avvisi  ai  viaggiatori.  “Il  Macchinista  fermo  in  una  stazione  in  cui  non  svolge  servizio  viaggiatori  può  agire sull’apertura  delle  porte  solo  se  in  possesso  di  un  fonogramma  della  SOP  o  nei  casi  di  emergenza previsti;  negli  altri  casi  si  troverebbe  a  violare  le  tassative   Disposizioni  vigenti  e  in  caso  di infortunio  di  un  viaggiatore  conseguente  all’apertura  delle  porte,  a  risponderne  presso  l’Autorità Giudiziaria. Sollecitiamo  quindi  gli  Uffici  in  intestazione  a  dirimere  l’evidente  contraddizione,  nelle  more riterremo  giustificabile  la  pretesa  del  PdM  di  rispettare  quanto  contenuto  nella  DEIF  53.0  e pretendere  il  fonogramma  della  SOP  per  procedere  all’apertura  delle  porte  nelle  stazioni  in  cui non  sia  previsto  il  servizio  viaggiatori.

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Da mesi denunciamo l'inadeguatezza organizzativa con cui si è arrivati alla nascita del prodotto AV. Avevamo avvisato chi di competenza che sarebbe stato necessario completare la formazione prima di calare il processo di unificazione sui territori. Avevamo suggerito, in questa fase di transizione, di lasciare gravitare i turni ex FA sugli agenti ex FA ed i turni FR sugli agenti ex FR fino al completamento del percorso professionale di tutti gli agenti, onde evitare quello che  è accaduto e che sta ancora accadendo:  il CAOS.   Abbiamo rincorso singolari note aziendali,  denunciato irregolarità a direzione  tecnica e  scritto ad Ansf.  Abbiamo suggerito, con  successo, m40 per rivendicare l'indispensabilità della scuola di abilitazione ai mezzi etr, anche per  chi era in possesso di modulo D. Abbiamo chiesto il piano formativo per l'abilitazione alla condotta e alla scorta dell’etr1000 in unità multipla senza riuscire ad ottenere alcuna risposta ufficiale. Una situazione approvata dal silenzio di ANSF i cui tempi di risposta e d'intervento sono del tutto inadeguati all'esercizio ferroviario. Abbiamo evidenziato l'inconsistenza della riorganizzazione della Sala Operativa e delle distribuzioni 303, i cui lavoratori sono afflitti da un crescente e scoordinato carico di lavoro con l'aggravante della gestione di personale non debitamente formato e sempre  più agitato. Abbiamo contrastato fantasiose  interpretazioni contrattuali in tema di concessione ferie ed altrettanto fantasiose  opinioni aziendali sulla capacità del personale  di applicare in attività di sicurezza il principio  tanto caro a Platone del "non sapere di sapere".   Adesso, in piena estate, il personale ci chiede  come sia possibile vivere ogni giorno la condizione di "color che son sospesi". Siamo costretti a rispondere che è possibile ogniqualvolta l'azienda ritenga che la forma conti più della sostanza e che questa si illuda che un'organizzazione del lavoro efficiente si possa costruire sul sacrificio del personale, sullo spirito di adattamento di capitreno, macchinisti e anche dei distributori. Se mancasse di colpo questo spirito di sacrificio saremmo curiosi di sapere che cosa succederebbe. 

In allegato il volantino

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